Oddfellow's Casino

Burning! Burning!

2020 (Nightjar) | alt.folk, prog, chamber-folk

Con egual candore e profondità, David Bramwell e la band degli Oddfellow's Casino ripercorrono il sentiero folk-prog dolcemente melanconico, che da quasi vent’anni ne caratterizza la parca e raffinata produzione discografica.
L’indole modernista e nello stesso tempo tradizionale della band è stata insolitamente definita, da un critico inglese di elevata fama, come un incrocio tra i Pentangle e i Pet Shop Boys, affermazione che trova subito riscontro nel romanticismo minimale e struggente di “Where Are The Memories Of Henry Sargeant ?”, uno dei primi approdi certi di un disco che conferma la dinamica psicogenetica di “Burning! Burning!”, settimo capitolo della formazione di Brighton.

Non è facile entrare nel mondo degli Oddfellow’s Casino senza tener conto della passione per il mondo dell’occulto e dell’esoterismo da parte di David Bramwell, studi che sono pane quotidiano del lavoro di Bramwell come giornalista, presentatore radiofonico e produttore di podcast.
“Burning! Burning!” è in verità il primo tassello di un trittico che sarà completato entro un anno, un primo capitolo dedicato al simbolismo della luce e del fuoco, ai rituali, ai poltergeist, ai monumenti neolitici, all’esplorazione dello spazio e all’antiche leggende, temi che l’autore affronta da novello druido con una musicalità che ricorda sia i Midlake che i Mercury Rev, ma anche i Caravan o i Pink Floyd degli esordi.

Pur con tutti questi elementi, la musica degli Oddfellow’s Casino è a tratti troppo elegante per raccogliere consensi più ampi di quelli ricevuti fino ad oggi. Impavido e orgoglioso, David Bramwell prosegue nella creazione di elegiache pagine strumentali e vocali, indifferente alle logiche del mercato, anche della musica indipendente.
“Burning! Burning!” è tra le strane creature degli Oddfellow’s Casino la più strana, quella che però più di altre lascia il segno, forte di alcuni episodi che si stagliano ai vertici delle creazioni di Bramwell, su tutte la struggente psichedelia folk quasi pinkfloydiana che tiene salda la complessa trama di “Sol Ra”, brano accarezzato da aperture orchestrali, aliene sonorità di violino, struggenti intermezzi lirici e scosse acid-folk che restano sempre funzionali al mantra lirico che si imprime nella mente come una preghiera pagana e malsana.

E’ un disco ricco di invocazioni ed evocazioni, come quelle rivolte al poltergeist che infesta la casa di un amica di David (“Leave Behind”), o quelle utili per allontanare gli spiriti maligni da una casa del XV secolo (“Marian Marks”).
A tanta dedizione spirituale corrispondono sonorità altrettanto oniriche e incantate, a partire dal vortice lirico di “Chime Children”, che flirta con l’elettronica senza snaturare la propria natura folk pastorale, proseguendo tra guizzi di synth che spronano il crescendo folk-pop di “The Red Eye Of Mars”, fino a tenere abilmente a bada l’impeto lisergico di una plumbea ballata folk-rock addolcita dal suono carezzevole del flauto (“Strange Lights At The Night Sky”).
Tra tanta magia sovrannaturale e ascetica, quasi da science-fiction anni 70, c’è spazio per oscillanti sonorità psych-folk (“NIght Of The Dab Tsog”), tagli sonori più aspri e acid-folk, aliene tribolazioni di violino, flauto e chitarra in “Frozen Warnings”, e perfino una vivace concessione al folk-pop, con tanto di tempi ritmici in prima linea, synth e un refrain accattivante (“Twice Around The Sun”).

Con “Burning! Burning!” David Bramwell e gli Oddfellow's Casino compiono un deciso passo avanti verso la consacrazione di una ricerca musicale e lirica che non ha molti eguali, lasciandoci in trepidante attesa dei due prossimi capitoli dell’annunciato trittico.

(17/01/2021)



  • Tracklist
  1. Chime Children
  2. Sol Ra
  3. Leave Behind
  4. Where Are The Memories Of Henry Sargeant ?
  5. Strange Lights At The Night Sky
  6. Twice Around The Sun
  7. Frozen Warnings
  8. The Red Eye Of Mars
  9. NIght Of The Dab Tsog
  10. Marian Marks




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