Paz

Paz

2020 (A-partÚ) | songwriter, spoken

Chiuso ormai definitivamente (purtroppo) il capitolo Noir Désir, Bertrand Cantat torna a produrre materiale inedito. Dopo “Amor Fati” firmato a suo nome, eccolo celarsi dietro un nuovo moniker in seguito al breve ma intenso capitolo Détroit: Paz, titolo anche del disco. Sette tracce per mezz'ora di musica in cui il cantante francese intreccia le proprie composizioni con quelle dello scrittore Caryl Ferey, rinomato per i torvi e violenti noir imbevuti di drammi storici ambientati nelle più esotiche location.
Non fa eccezione l'ultimo “Paz” (ennesimo successo di critica e pubblico), ambientato in Colombia, di cui questo disco è una sorta di appendice musicale. Le canzoni infatti sono ispirate ma non collegate al romanzo e vedono il narratore firmare le liriche di tre brani (“Diana”, “Détruit/Cassé”, “Ta Peau”), mentre gli altri sono intestati al musicista di Bordeaux. Attorno ai due troviamo una formazione composta da Marc Sens, Manusound, Laul Girard.
Cantat e Ferey concretizzano una collaborazione nata qualche anno fa, durante lo spettacolo-reading Condor Live. Musicalmente, “Paz” non ha nulla a che vedere con le precedenti opere di Cantat: non ha la furia rock dei Noir Désir, il caldo tocco acustico dei Détroit e l'eclettismo compositivo di “Amor Fati”. Nei momenti più incorpoerei dell'opera si ha la sensazione che il Nostro abbia ascoltato "Ghosteen" di Nick Cave durante la genesi del disco.

Un vento lontano, gorghi elettronici, qualche colpo di bacchetta: ecco i primi tre minuti dell'iniziale “Babel”. Una lunga elencazione della parola "pace" in tutte le lingue, con un crescendo sempre più vorticoso, poi pronto a disperdersi nella successiva “La Dune”, molto cinematografica, con Cantat che oscilla tra spoken e cantato. Una soluzione al primo impatto spiazzante ma che il nostro aveva presentato nei momenti più sperimentali in “Des Visages Des Figures”. Su un leggero manto di tastiere facciamo la conoscenza di “Diana”, mentre un taglio d'archi sostiene l'incedere di “Détruit / Cassé”.

Il momento più vicino alla forma canzone standard, con il bel gioco di archi e il taglio di chitarra, è “Ta Peau”, scelta infatti come brano per presentare l'opera. Dopo "Fleur De Bunker", “Paix Éclair” è la coerente e circolare chiusura all'insegna del plurilinguismo, della multiculturalità e del messaggio di pace. Finisce così l'ascolto del nuovo tassello compositivo della carriera di Bertrand Cantat: oltre al valore intrinseco di “Paz”, questa potrebbe essere anche la scintilla di una ritrovata (per l'ennesima volta) voglia di fare musica.

(05/05/2020)

  • Tracklist
  1. Babel
  2. La dune
  3. Diana
  4. Détruit / Cassé
  5. Ta peau
  6. Fleur de bunker
  7. Paix éclair

 



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