Permanent Clear Light

Cosmic Comics

2020 (Sulatron) | psychedelic pop-folk-rock

“La miglior band di rock psichedelico della Finlandia”: questa espressione potrebbe fungere da biglietto da visita per presentare i Permanent Clear Light, suscitando forse facili ironie (“non è che ci volesse molto…”, chioserebbero i più sarcastici) quando in realtà tale dicitura risulterebbe aleatoria nell’ignoranza dell’esistenza di una vera e propria scena nel paese scandinavo, se non addirittura fallace visto che i connazionali e contemporanei Kairon;IRSE!, seppur con stile e riferimenti decisamente differenti, non sono certo da meno. Rimane comunque una certa curiosità nei confronti di un gruppo che affronti un genere così peculiare pur provenendo da una nazione abituata a esportare in ambito musicale soprattutto metal (estremo), salvo rare eccezioni come i glam-rocker Hanoi Rocks o i pittoreschi tradizionalisti Leningrad Cowboys, comparsi nei film del regista finnico Aki Kaurismäki, e tale curiosità è alimentata dal marchio di qualità Sulatron, etichetta cardine in ambito psych-rock.

Tali premesse spingono a gettare luce su una band non esordiente (il pregevole debutto “Beyond These Things”, gioiello psych-prog-folk, risale al 2014) ma sostanzialmente ignorata quindi sommersa nel mare magnum delle sempre più innumerevoli uscite discografiche odierne.
Con il sophomore “Cosmic Comics” il trio scandinavo (che comprende il chitarrista Markku Helin, il batterista-bassista Arto Kakko e il cantante Matti Laitinen, tutti polistrumentisti alternati a voce, chitarra, percussioni e synth vari) fin dal principio dell’opera forgia la materia visionaria dei primi Pink Floyd, quelli non ancora giunti verso gli spazi interstellari ma più dolcemente psych-pop (“The Quiet Smiling Man”) con il taglio fiabesco di Donovan e Kaleidoscope (“Peasants And Peons”) dipingendo scenari incantati attraverso melodie eteree, atmosfere idilliache e arrangiamenti ricercati che raramente (nella prima traccia l’elegante flauto progressivo e le brume tastieristiche che ricordano gli Strani giorni dei Doors) deviano da un approccio fondamentalmente solare esemplificato alla perfezione nel sunshine pop da West Coast di “Corneville Skyline”, dove per l’ennesima volta nella storia del pop “sun” fa ancora rima con “fun”.

Insomma, le radici dell’album affondano nella psichedelia pura e primigenia, ma come l’albero in copertina si ramifica in direzioni diverse fin dall’ambiziosa ed estesa (oltre nove minuti) “Maurice N’Est Pas La”, trip cosmico dove è la sezione ritmica a farla da padrona con scansioni quasi kraut e basso corposo, il tutto punteggiato da synth siderali e voci filtrate in uno space-rock che tuttavia non lambisce la metafisica schizofrenica di una “Interstellar Overdrive” (risultando in compenso più universalmente fruibile), o con l’acid-folk arcano in “Iris Murray”, vera delizia armonica d’altri tempi; e infine la vena psych sboccia definitivamente nel refrain lisergico di “One In Five”, ennesima panacea onirica efficace nell’indulgere in una fuga dalla realtà a volte necessaria in tempi bui.

Le influenze vanno ancora oltre, a dimostrazione di un eclettismo di fondo, nel progressive rock di “Samiac”, in cui tempi ritmici complessi e un sax jazzato possono far pensare a certi King Crimson o Gentle Giant, mentre la conclusiva “The Rip” rimanda al canone del Brian Wilson più barocco ed emotivo, degno finale di un album caleidoscopico e visionario che conduce l’ascoltatore in un modo parallelo a tinte pastello di derivazione flower power, a tratti adombrato da sfumature più opache o da derive spaziali, tramite sonorità non ispirate dalle droghe allucinogene, a detta degli autori, bensì dalla passione per la musica degli artisti più (o meno) noti dei Sixties quanto per quella prodotta da misconosciute band di prog finnico del decennio successivo.
Al netto di lievissimi cali di ispirazione (la liturgica “Until The End Of Time”) e di una vena retromaniaca più evidente della media, i Permanent Clear Light di “Cosmic Comics” risultano pregevoli nel portare avanti il suono della scuola psichedelica 60’s -70’s, non cercano un’innovazione inserendo ibridi elementi elettronici come i Tame Impala, ma, similmente ad artisti apprezzati come Jacco Gardner, si inseriscono su un solco tracciato dai grandi gruppi dell’epoca rimanendo credibili (cosa non certo scontata) come discepoli ed eredi di una tradizione inesauribile.

(15/05/2021)

  • Tracklist
  1. This Quiet Smiling Man
  2. Corneville Skyline
  3. Peasants and Peons
  4. Maurice n'est pas la
  5. Iris Murray
  6. One In Five
  7. Salmiac
  8. Until The End Of Time
  9. The Rip
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