Psychic Markers

Psychic Markers

2020 (Bella Union) | psych-rock, elettronica, kraut

Il linguaggio dei sogni è una porta d’accesso alle emozioni più recondite e ancestrali dell’umanità: un mondo parallelo che è oggetto di studi, analisi, teorie, eppure sempre sfuggente alle regole e alle convenzioni. Che si voglia adottare un’interpretazione dei sogni attraverso la simbolica, o attraverso la decrittazione simbiotica tra sogno e sognatore, resta sempre un affascinante mondo misterioso.

I sogni sono da sempre fonte d’ispirazione di letterati, pittori e musicisti. Termini come dream-pop e psichedelia sono i più noti tra quelli riconducibili al  legame tra musica e mondo dei sogni. I londinesi Psychic Markers giungono all’appuntamento con il terzo capitolo discografico inseguendo la chimera di sposare le trame della vecchia psichedelia con l’elettronica, lo spacey-rock dei Wooden Shjips con le ombre residue di quelle pulsioni post-punk di gruppi come Names, Comsat Angels e Magazine.
Impegnati altresì in altri progetti collaterali, i membri del gruppo sembrano prendere un po’ più sul serio questo nuovo capitolo, ispirato peraltro da un evento che ha coinvolto Steven Dove, trovatosi al centro di una violenta tempesta di sabbia dalla quale credeva di non uscire vivo.

Facile comprendere a questo punto il tono cupo e minaccioso che anima il minimalismo tra ambient e post-punk di “Pulse” e le ossessive sequenze di accordi in bilico tra Kraftwerk e Joy Division di “Enveloping Cycles”. Quello che lascia stupiti è la qualità dei suoni, il flusso lisergico psichedelico/elettronico è più simile a quello dei pionieri cosmici o ai primi vagiti di Pink Floyd ed Electric Prunes (“Baby It’s Time”, “A Mind Full & Smiling”), piuttosto che alle tribolazioni danzerecce dei Tame Impala (anche se “Silence In The Room” ha molte assonanze).
Facile immaginare che i Psychic Markers abbiano trascorso molto tempo ascoltando Neu!, Tangerine Dream, Kraftwerk e, perché no, Human League. Dei primi le tracce sono evidenti in “Sacred Geometery” che ai toni psych-tribal-futuristic dei tedeschi associa le tinteggiature noir-blues dei Doors. Degli elettro-popper sono invece evidenti le influenze nella sfavillante “Clouds” (con una lieve citazione chitarristica di “Heroes”) e nella festa di synth/new wave di “Irrational Idol Thinking”.

”Psychic Markers” non è un album rivoluzionario, né privo di errori e ingenuità (“Juno Dreams”). Oltretutto le differenti anime creative della band non sono facili da armonizzare (psichedelia, elettronica, kraut-rock) senza cadere nel già sentito e nel già sperimentato, ma per la prima volta sono tangibili una maturità e una sincerità espressiva che fanno la differenza. Le sonorità nitide e accurate e la perfetta sinergia tra elettronica e strumentazione analogica (la band ha usato un registratore a quattro tracce, micro-cassette e una vecchia drum machine) confermano la raggiunta maturità di una band che ha trovato finalmente la propria voce.

(28/10/2020)

  • Tracklist
  1. Where Is The Prize?
  2. Silence In The Room
  3. Pulse
  4. Enveloping Cycles
  5. Sacred Geometery
  6. A Mind Full & Smiling
  7. Irrational Idol Thinking
  8. Juno Dreams
  9. Clouds
  10. Baby, It's Time




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