Moonlogue

Sail Under Nadir

2020 (Autoproduzione) | post-rock

“It will change the way you think about the future, it will change the way you think about humanity, it will change the way you think about the fabric of the universe". Così recita il messaggio di “01”, traccia d'apertura dell'esordio dei Moonlogue “Sail Under Nadir”. Tra gocce, distorsioni e interferenze si delinea subito il messaggio ambientalista del collettivo di Torino composto da Lorenzo Riccardino alla chitarra elettrica, Mattia Calcatelli dietro la batteria, il bassista Federico Mao ed Edoardo Campo alle sequenze e sintetizzatori. Il gruppo disegna nuovi orizzonti sonori in confronto alle precedenti esperienze discografiche: il duo Riccardino-Calcatelli nei Glooom, con quest'ultimo attivo anche nei Karin And The Ugly Barnacles in compagnia di Federico Mao.
Moonlogue: un cosmo e una voce narrante a tenere salda la missione sonora e tematica, una fusione tra luna e monologo a segnare un disco dal titolo che è tutto un programma. Oltre al nadir - il punto della sfera celeste opposto allo zenit - l'acronico del nome dell'album è sun, sole. 

Una volta sfumata la sopracitata voce di “01” (dietro cui si cela il professore di letteratura inglese Oliver Hutchison, presente in molte altre canzoni), un persistente incedere di batteria segna l'inizio del post/space rock di “Graphite”, nel quale i sinistri manti sintetizzati preparano l'arrivo dell'assolo di chitarra elettrica. L'arpeggio acustico di Alessandro Osella dà l'avvio a “Estéban”, uno dei singoli che hanno preceduto il disco, dove incontriamo l'astronauta protagonista dell'opera.
Come da tradizione sci-fi alta, l'ambientazione spaziale è spesso un pretesto per affrontare i mali della Terra: nell'altro singolo “Nuage” e in “Moonflares” le note scelte denunciano rispettivamente il precario stato dell'aria e dei ghiacciai del nostro pianeta. Iniziano poi a palesarsi gli scenari musicali di riferimento: Mogwai (nei momenti chitarristicamente più aggressivi e distorti), Public Service Broadcasting (specialmente quelli di “The Race for The Space”) e Calibro 35.

Musicalmente il disco spazia da momenti molto intensi, come “Grains”, ad altri più ballabili (“Borderland”, aperta dal fresco suono della tromba di Cesare Mecca) fino al temporale di “Rainyard”, senza perdere coesione in un discorso generale dove si diramano anche scorci più cupi e drammatici. "Il nostro disco racconta un viaggio attraverso scenari estremi, dove l'esasperazione del progresso, l'avidità e la smania di controllo hanno consumato il mondo in cui viviamo": “Treeless” è aperta dallo squillo di telefono di un'altra epoca, destinato a scomparire in un'interferenza e nella pesantezza delle sei corde, mentre “Zwangslage” è segnata dal bel giro bluseggiante diretto verso un apice ireffrenabile. L'ultimo messaggio “00” chiude così “Sail Under Nadir”, nuovo inizio per una band dalle idee chiare che sa trasportarle in musica a dovere.

(06/07/2020)

  • Tracklist
  1. 01
  2. Graphite
  3. Estéban
  4. Grains
  5. Borderland
  6. Moonflares
  7. Nuage
  8. Treeless
  9. Zwangslage
  10. Rainyard
  11. 00


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