Sam Amidon

Sam Amidon

2020 (Nonesuch) | songwriter, folk

Nella ormai ventennale carriera discografica, Sam Amidon ha più volte ribadito la personale ammirazione per la tradizione e per coloro che hanno tracciato quel solco creativo, sul quale da anni il musicista americano si diletta, reinventando vecchie canzoni o scrivendone di nuove nella stessa chiave spirituale e musicale. Dalle suggestioni di John Fahey nel lontano esordio “Solo Fiddle” sono passati quasi vent’anni, durante i quali il musicista del Vermont si è confrontato con il jazz, il cantautorato, l’alt-rock, e la musica contemporanea, con l’obiettivo di cogliere quella magia a volte imperscrutabile che allontana la routine e sfiora la perfezione.

Saggiamente ancorato nella tradizione, visionario al punto da reinventare senza pudore piccole perle del passato, il musicista mette i puntini sulle i, intitolando il suo ultimo album semplicemente “Sam Amidon”, quasi a voler rimarcare la completa sinergia tra autore e opera. Strano che ciò avvenga con un album di cover, operazione già affrontata nel 2014 con “Lily-O” con esiti alterni, e in parte nell’ottimo “Bright Sunny South”. Protagonisti della riuscita del progetto sono anche i fedeli musicisti, Shahzad Ismaily (polistrumentista), Chris Vatalaro (batterista), Bert Cools (chitarrista) e Sam Gendel (sassofonista) e alcuni ospiti di rilievo, tra i quali la moglie Beth Orton.
A rinforzare la sensazione di trovarsi di fronte a un capitolo fondamentale per il musicista americano, concorre anche la scelta di prendere per la prima volta in mano la produzione, con il supporto al mix di Leo Abrahams, già in cabina di regia nel precedente album “The Following Mountain”.

Le nove tracce sono state scelte da Amidon con scrupolosa attenzione, sono canzoni che rappresentano un personale spaccato di vita, frammenti e suggestioni che ne hanno fortemente influenzato il ruolo di musicista, a partire dalla delicata e solenne preghiera “Time Has Made A Change”, che mamma e papà erano soliti cantare a Sam quando era bambino: i genitori erano membri di un importante gruppo dedito alla tradizione folk, il Word Of Mouth Chorus.
Da sempre punto di forza dell’artista, la voce è ancor più calda e avvolgente, ricca di sfumature e delicato pathos, bastano le poche note di “Maggie”, brano della tradizione appalachiana (titolo originale “Little Maggie”) sottoposto a una brillante reinvenzione in chiave folktronica con residui funky, per cogliere l’insana bellezza di un album vibrante e agile. C’è una coesione sonora, in “Sam Amidon”, che rende difficoltoso immaginare che queste tracce siano rielaborazioni e non incandescente materia contemporanea: le variazioni cromatiche e timbriche di “Spanish Merchant’s Daughter” (anno 1952) sono impressionanti e per molti versi vicine a moderni artefatti chamber-folk-jazz, ed è incredibile come l’artista alteri la natura oscura e nociva di “Pretty Polly” sposandone i tratti pastorali originali con un’effervescente sequenza di accordi di chitarra.

Avere a disposizione melodie forti e ben radicate permette a Sam Amidon di tenere salda la qualità delle interpretazioni, anche quando il passo è più lieve e spensierato, come avviene nella cristallina ”Sundown”, brano localmente condiviso con la moglie Beth Orton su fluidi accordi di banjo.
Raramente le intenzioni di un artista coincidono con il risultato finale, è dunque una piacevole eccezione quella che viene offerta in questi scarsi quaranta minuti di musica: Amidon non si fa intimidire dalla prestigiosa firma di Taj Mahal, aprendo a “Light Rain Blues” le porte del cosmic folk più evocativo e suggestivo, traducendo ogni accordo in gocce di pioggia e il canto in un confortevole luogo di riparo; un’intensità spirituale che si rinnova nella rispettosa interpretazione di “Hallelujah” (un brano tradizionale che non ha nulla in comune con la canzone di Leonard Cohen) graziata da un tocco di piano colto e intangibile.

Pur non avvezzo a sonorità troppo meste e malinconiche, l’album offre la pagina più estroversa e vivace con “Cuckoo”, autentica esplosione di suoni naturali, flauti, violini e percussioni organiche dal fascino esotico, un altro esempio di reinvenzione e rilettura della tradizione popolare perfettamente calibrata.
Decimo progetto di una ventennale carriera, il nuovo disco di Sam Amidon è senza dubbio il suo progetto più seducente e nello stesso tempo doloroso, un album che chiude un percorso e promette interessanti evoluzioni per il futuro.

(12/11/2020)



  • Tracklist
  1. Maggie
  2. Pretty Polly
  3. Light Rain Blues
  4. Spanish Merchant’s Daughter
  5. Reuben
  6. Hallelujah
  7. Cuckoo
  8. Time Has Made A Change
  9. Sundown




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