Soilwork

A Whisp of the Atlantic

2020 (Nuclear Blast) | melodic-metal

Gli svedesi Soilwork ritornano un po' a sorpresa nel dicembre 2020 con un Ep che già nelle loro intenzioni si professa come ambizioso ed epico: "A Whisp Of The Atlantic". La lunghezza totale di 36 minuti rende difficile concepirlo come Ep, anziché come album vero e proprio.

Il fulcro del lavoro è l'omonima suite di 16 minuti, che già il cantante Bjorn Strid ha annunciato con molto orgoglio, descrivendola come un nuovo inizio per il gruppo. È un pezzo divertente, accattivante e dalle atmosfere suggestive, che scorre fluido con immediatezza, senza mai risultare ripetitivo o tirato per le lunghe. Una canzone più ispirata di gran parte del materiale realizzato ultimamente dal gruppo. Curiosamente, parte della stampa di settore si è però sprecata in lodi un po' esagerate, attribuendo alla suite qualità innovative e "sperimentali", intenti progressive e componenti jazzistiche. Tutto ciò indirettamente fornisce spunti interessanti su cui riflettere.

"A Whisp Of The Atlantic" non è un'opera magna come sembrava dagli annunci in anteprima e dalla promozione. Si tratta semplicemente di un brano molto lungo e strutturato in sequenze di riff e assoli differenti, ma rimane fondamentalmente radicato nello stile del gruppo con fraseggi melodici distorti di chitarra, arpeggi atmosferici, attacchi thrashy, blast beat che emergono per lambire l'estremismo sonoro, alternanza di voce pulita e growling. C'è qualche tecnicismo, soprattutto nell'eccellente lavoro di batteria e nei piacevoli assoli, ma non particolare cerebralità compositiva o eclettismo poliedrico. È un po' eccessivo parlare di svolta progressive e nuova rinascita del gruppo in seno a questo filone: nella stessa Svezia vi sono gruppi metal (Opeth? Pain Of Salvation?) che da 20 anni hanno realmente esplorato linguaggi musicali di stampo progressive nelle loro composizioni, per non parlare dei precedenti prodromi del prog-metal, e la differenza è percepibile. 

Nota ulteriore per i paragoni con il jazz. La tromba che subentra nella distensione finale può ricordare degli spunti "jazzati", ma questi sono accessori, delle "ciliegine sulla torta" per così dire, non l'impasto. La loro presenza non rende questo lavoro "jazz-metal" né tantomeno innovativo o inaudito, non più di quanto qualche violino presente in molteplici canzoni pop/rock/metal le ha rese "ibridi" con la musica classica. Sono dei tocchi di colore che arricchiscono l'atmosfericità del brano, senza però operare rivoluzioni sonore o una vera integrazione dell'anima jazz nella musica del gruppo.
Sarebbe preferibile evitare di attribuire con manica larga questa etichetta (da parte di giornalisti, critici, pubblico o artisti stessi) a dischi metal che hanno qualche inserto di tromba occasionale, o al limite qualche spunto tecnico ispirato dalla fusion o dal jazz-rock (che sono già discorsi differenti), ma mancano come attitudine, come animo compositivo, della timbrica, dell'improvvisazione e della verve, insomma, di tutta la caratterizzazione del vasto e multisfaccettato mondo jazz. Così come aggiungere un inserto di violino in una canzone non rende automaticamente musicisti classici.

I rimanenti brani sono nel canonico stile Soilwork, con qualche apertura tastieristica in più del solito che ricorda anche il gruppo Aor/hard-rock The Night Flight Orchestra (side-project che proprio quest'anno ha pubblicato un nuovo album), in particolare in "Feverish". Spiccano "Desperado", interessante cover degli Eagles che assume una forma nuova scoppiettante e aggressiva, e l'incalzante "Death Diviner", buona sintesi di gusto melodico ed estremismo sonoro. In "The Nothingness And The Devil" a risaltare è invece la coda di chiusura morbida e atmosferica scandita da una chitarra malinconica che si staglia sopra i tappeti di tastiera, in contrasto con l'apertura più aggressiva.

(02/01/2021)



  • Tracklist
  1. A Whisp of the Atlantic
  2. The Nothingness and the Devil
  3. Feverish
  4. Desperado
  5. Death Diviner
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