Stella Sommer

Northern Dancer

2020 (Northern Dancer) | alt-folk, chamber-pop

Anche la musica rock non è rimasta esente da un ingombrante maschilismo e da una marginalizzazione della figura femminile, ma a dispetto di altre arti è stata la prima a offrire alla donna il ruolo non solo di musa ma anche di protagonista. Un album seminale e rivoluzionario come “Velvet Underground & Nico” non solo ha cambiato il corso della storia, ma ha anche sottolineato l’importanza della figura femminile nella cultura rock. Un immaginario sempre più ricco, tra artisti ormai classici e fondamentali come Joni Mitchell, Patti Smith, Bjork, e nuove icone: la lista è per fortuna lunga e per non tacere di nessuna, lascio al lettore la scelta.

In questo panorama sempre più eterogeneo, trova spazio anche la cantautrice tedesca Stella Sommer, già autrice di quattro album con il gruppo Die Heiterkeit, che, dopo aver varcato i confini patri con un album cantato in inglese (”13 Kinds Of Happiness”), pubblica il secondo progetto da solista, “Northern Dancer”.
Prodotto da Max Rieger, ma arrangiato, composto e in gran parte suonato dell’autrice (chitarra, piano e synth), il nuovo progetto di Stella Sommer resta fedele alle sonorità dark-folk e chamber-pop dell’esordio, quasi obbligato il richiamo a Nico, vuoi per le origini comuni, vuoi per le atmosfere barocche molto affini a quelle di un disco come “Chelsea Girl”.

E’ comunque riduttivo e superficiale voler concentrare in questa similitudine la figura artistica di Stella Sommer, colpa anche di un provincialismo che ignora quanto complessa e consolidata sia la realtà musicale di un paese come la Germania. “Northern Dancer” è un album che affonda le radici nella cultura della vecchia Europa, più nel romanticismo che nelle varie correnti dark e noir. Il risultato è un chamber-pop sobrio e disincantato, dal più plausibile legame con le autunnali e fiabesche atmosfere di Enya, senza l’enfasi della cantante irlandese (“Shadows Come In All Colours”), o con le algide e avvolgenti armonie cantautorali di Ane Brun (“A Lover Alone”), ferma restando la personalità ben delineata dell’autrice, che trova la miglior esternazione nel sontuoso dream-folk di “The Eyes Of The Singer”.

Ammaliante per la dolcezza della scrittura e spirituale per l’essenzialità degli arrangiamenti, “Northern Dancer” resta saldamente ancorato a una poetica malinconica e interiore, sempre illuminata da una speranza e una fiducia nella forza dell’immaginazione: si ascolti il crescendo dal dialogo piano e voce al coro angelico di “The Flowers Won't Grow”, ma soprattutto la voglia di leggerezza che spinge “7 Sisters” nelle braccia del folk-pop o “We Only Part” nel mondo mitologico delle fiabe nordiche.
Tutto l’insieme di queste suggestioni trova ulteriore linfa nelle oscurità dove già Nick Cave (“Young Ghost, Old Century”) e Leonard Cohen (“The Ocean Flows Backwards”) hanno indagato con sapienza e dovizia di particolari.

Ed è ancora una volta la sensibilità femminile l’elemento che dona originalità e personalità a un disco che sfuma colori e ombre con la grazia del pittore e dona forme e corpo al pari di uno scultore. La musica di “Northern Dancer” è una carezza, una tenue e tenebrosa poetica da gustare verso il calar del crepuscolo serale.

(24/12/2020)



  • Tracklist
  1. Northern Dancer
  2. Shadows Come In All Colours
  3. A Lover Alone
  4. The Eyes Of The Singer
  5. The Flowers Won't Grow
  6. 7 Sisters
  7. Young Ghost, Old Century
  8. The Ocean Flows Backwards
  9. We Only Part
  10. Lights On The Water




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