Suzanne Vallie

Love Lives Where Rules Die

2020 (Melodic) | folk, pop

L’esordio di Suzanne Vallie rispetta tutte le migliori vibrazioni creative della terra natia: la California. Un folk-pop introspettivo eppure solare, nato on the road tra suggestioni sonore retrò non prive di un certo fascino.
Registrato in soli cinque giorni, trascorsi viaggiando in sella alla sua Honda del 1994, “Love Lives Where Rules Die” è per la cantante e poetessa americana il diario fugace di giornate trascorse nel tentativo di lasciarsi alle spalle una dolorosa rottura sentimentale.

Un viaggio che profuma di giorni assolati ma anche piovosi, a fare da colonna sonora una musicalità che è un solido insieme di folk, pop, vellutata psichedelia e soul, che arride sia all’indolenza del Neil Young di “Harvest” (“Ocean Cliff Drive”), che alle moderne meraviglie tutte al femminile di Sharon Von Etten (“Where Are You”).
Nulla di particolarmente nuovo o sconvolgente, ciò nonostante l’esordio di Suzanne Vallie colpisce per la maturità della scrittura e per la capacità di restare ai margini di uno stile ampiamente sfruttato senza risultare mai passatista.

Sarà per quella fragilità algida che ricorda la poetica dell’ormai dimenticata Katell Keineg nello splendido folk-soul della title track; sarà per quel cantato polveroso e avvolgente, che nei sette minuti e mezzo di “Sundowner” fa esplodere tutto il potere lirico e poetico quasi brumoso dell’artista, incorniciandolo con cristallini accordi di chitarra, dal delicato fascino psichedelico e perfino jangle-pop: quel che è fuori dubbio è che Suzanne Vallie ha il dono della genuinità armonica. Un pregio forse non più apprezzabile nell’era delle cantautrici cervellotiche e problematiche, ma foriero di quel buon gusto per la composizione che spesso fa la differenza tra un musicista e un artista vittima della creatività one-shot.
“Love Lives Where Rules Die” è un disco che germoglia su residui stilistici familiari; è un vellutato flusso folk delicatamente malinconico, accarezzato da note struggenti di violino (“Know The Way”), o appena turbato da un 4/4 alla Bruce Springsteen in “Morro Bay” (una “Dancing In The Dark” priva di enfasi), che a volte scorre forse senza troppa incisività (“Love Letter”), ma sempre con lodevole eleganza (“Love Me Too”).

Nonostante la prassi affidi alle ultime tracce di siffatti debutti folk la consacrazione dell’opera, va detto che, al netto del fascino del tono corale e hippie-folk di “High With You”, con tanto di organo e tamburello sixties, e della fluidità scanzonata di “Go On Down To Mary's, la vera chicca dell’esordio di Vallie è rappresentata dalla statica motilità lirica e sonora di “Beauty From The Blue Country”: una di quelle minimali intuizioni armoniche folk-bluesy-psych che vorresti durassero all’infinito. Un brano che non sfigurerebbe nei dischi dei Mazzy Star o dei Cowboy Junkies, e che a suo modo certifica la nascita di un talento da tenere d’occhio.

(20/08/2020)



  • Tracklist
  1. Ocean Cliff Drive
  2. Love Letter
  3. Beauty From The Blue Country
  4. Where Are You
  5. Love Lives Where Rules Die
  6. Know The Way
  7. Sundowner
  8. Morro Bay
  9. Love Me Too
  10. High With You
  11. Go On Down To Mary's




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