Tobin Sprout

Empty Horses

2020 (Fire) | folk-pop

Nell’economia artistica dei Guided By Voices, Tobin Sprout ha avuto il ruolo di perfetto alter ego alle stravaganze di Robert Pollard. Come moderni Lennon/McCartney del rock psichedelico americano, i due autori hanno farcito di canzoni sbilenche, album ricchi di spunti di interesse e oltremodo memorabili.
Il tragitto non condiviso degli album solisti, non è forse sempre stato all’altezza della fama della band natia, ma la scrittura decisa e sicura di Tobin Sprout ha regalato almeno un paio di lavori rimarchevoli (“Moonflower Plastic” e “Carnival Boy”) e una serie di canzoni sparse degne di essere preservate a futura memoria (“Let Go Of My Beautiful Balloon” è solo un esempio tra tanti).
“Empty Horses” è dai tempi di “Lost Planets & Phantom Voices” del 2003 il set più convincente dell’autore, influenzato in maggior misura dalla tradizione musicale americana. E’ senza dubbio l’album più cantautorale mai realizzato da Tobin Sprout, nonostante spesso le canzoni restino sotto la soglia dei due minuti, quasi a voler rimarcare la natura freak delle prime esperienze con i Guided By Voices.

Le canzoni raccontano storie di libertà, amore, guerra, depressione e povertà con tonalità poetica alla Bill Fay (“Wings Prelude”), Johnny Cash (la title track) e perfino Bruce Springsteen (“The Man I Used To Know”).
L’accenno di slide e il mood alla CSN&Y di “Breaking Down”, la malinconica vena country-blues alla Neil Young di “On Golden Rivers” sono tasselli piacevoli di un album forte di alcune delle intuizioni liriche e armoniche più potenti dell’artista americano.
La spiazzante semplicità di “Every Sweet Soul” è l’esternazione più esemplare del nuovo status cantautorale di Sprout, ma spetta allo struggente racconto di morte e sopraffazione di “Antietam” elevare definitivamente il livello qualitativo dell’album, il lieve suono del synth in sottofondo è solo un’altra delle felici intuizioni di “Empty Horses”.

L’epica sferzata d’energia di “All In My Sleep” si nutre di fuzz guitar, elaborazioni pianistiche e ritmiche più corpose e di voci modulate, ma resta funzionale alla minimale e raffinata scelta degli arrangiamenti, che torna a primeggiare nell’altra ballata pianistica alla Fay, “No Shame”, che conferma l’attuale stato di grazia di Sprout, un autore che sembra aver trovato una nuova dimensione nella quale esprimersi e che si annuncia foriera di nuove emozioni.

(20/02/2021)



  • Tracklist
  1. Wings Prelude
  2. The Return
  3. Breaking Down
  4. On Golden Rivers
  5. The Man I Used To Know
  6. Every Sweet Soul
  7. Empty Horses
  8. Antietam
  9. All In My Sleep
  10. No Shame




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