Trainer

Athletic Statics

2020 (Fidel Bastro) | noise-rock, post-punk

Basta volgere lo sguardo altrove per cogliere segnali di vitalità ed energia, una leggera distrazione dai comunicati stampa troppo devoti ai due fronti musicali più noti (America, Inghilterra, of course), per trovarsi di fronte una band all’altezza del tanto sfruttato vessillo noise-rock.

Saarbrücken, Germania. Christoph (chitarra), Diede (voce), Fabsman (batteria), Martin (chitarra), quattro musicisti alle prese con un’incandescente miscela di post-hardcore, noise-rock, arcaico rock’n’roll, sludge-metal, groove blues rock, punk, funk, un mix felicemente privo di regole e canoni prestabiliti. La musica dei Trainer è infatti priva di dogmi alla maniera degli Slint (“El Tren Oscuro”), sgangherata e sbilenca come i Gang Of Four in acido (“Three Times Slower”). Diede canta, urla, grida, parla, declama, sottolineando il tono militante e poeticamente acre dei testi, i musicisti seguono a ruota, alternando furia a virtuosismi, astrazioni a muri del suono, seppur privi del fronte robusto del basso (assente in tutte le tredici tracce).

Irresistibili nelle loro esternazioni punk più abrasive (“Yes, Yes, C'mon”), sapienti e accattivanti quando ricorrono a riff e intrecci hard-metal (“Once In A Lifetime”), perfino animati da una sensualità grezza e rozza nel funk-noise-metal di “Code Name "Juanita", i Trainer non soffrono dell’ombra lunga di quelle band che hanno solcato le stesse strade in passato: Minutemen, Fugazi, Melvins, Shellac.
“Athletic Statics” è un disco che coglie in pieno l’essenza del rock’n’roll, l’esordio dei Trainer ad ogni ascolto svela nuove sfumature e intriganti contaminazioni di stile: l’art-rock della title track si tinge di blues e jazz, l’infernale caos di “Simple Plan” rimanda al mitico mini-film della sfida diabolica tra Marylin Manson e James Brown, mentre il tracciato ritmico sonoro di “Object Noi” sorride ai Wire e ai Killing Joke in egual misura.

Che parte del fascino di quest’album sia effetto di una lieve nostalgia per quella furia noise-punk ritornata prepotentemente di moda è naturale (“We Were Here”), ma anche un ascolto fugace consente di scorgere più di un segnale di autenticità (“Ow-Eeh-Uh”), in un disco forse non esente da ingenuità (“Ex Fragment 4”), ma corroborante e tonico come pochi.

(08/11/2020)



  • Tracklist
  1. Ow-Eeh-Uh
  2. Three Times Slower
  3. Yes, Yes, C'mon
  4. Static Athletics
  5. It Was Really Bad
  6. Simple Plan
  7. Once In A Lifetime
  8. El Tren Oscuro
  9. Egomaniac's Ego
  10. Object Noi
  11. Ex Fragment 4
  12. Code Name "Juanita"
  13. We Were Here




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