Under The Reefs Orchestra

Under The Reefs Orchestra

2020 (Capitane) | jazz, post-rock, psichedelia

Chitarrista, compositore e fedele collaboratore di Yokaï e Nicolas Michaux, Clément Nourry affonda nelle pieghe del jazz e della contaminazione per il suo nuovo progetto Under The Reefs Orchestra, un trio che si è evoluto pian piano che Nourry trovava musicisti adatti a sviluppare una musicalità atipica, che abbracciasse jazz, psichedelia, folk, post-rock con una fluidità e una libertà creativa tipicamente art-rock.
Il sassofonista Marti Melia (Flat Earth Society) e il batterista Jakob Warmenbol (Don Kapot, Robbing Millions, Ottla) sono i complici perfetti di un’interessante e innovativa formula sonora che non conosce limiti e regole: la musica della Under The Reef Orchestra è possente e granitica come l’heavy-metal, ammaliante come una trance psichedelica, spregiudicata come il free-jazz, descrittiva come il chamber-folk e l’avantgarde, eppure diversa da tutto quel che è stato appena citato.

Nelle intenzioni di Clément Nourry la musica del trio incapsula stimoli diversi, da Moondog a Adrian Belew, da Keith Jarrett ai Tame Impala, con un’energia che ricorda non poco le mutazioni live dei King Crimson. I tre musicisti non si sono posti regole nello sviluppare le intuizioni di Nourry, sia le composizioni che gli arrangiamenti beneficiano di un approccio istintivo, free-form, l’arte creativa della Under The Reefs Orchestra si avvale sia di assolo che di accordi minimali dal fascino ipnotico (“Tucuman”), lasciando che le interazioni tra sax, basso e chitarra si avviluppino fino a formare un magma sonoro fluido a base di post-rock, pronto a esplodere prima con graffi chitarristici hard-noise  (“Une île”), poi sotto il fragore del ritmo (“Sumo”), fino a trovare riposo nell’avvolgente suono di una slide guitar che duetta con diavolerie sonore dalla fonte misteriosa e ancestrale (“Hana”).
Il trio belga non usa solo un approccio compositivo ribelle, anche i timbri e i toni degli strumenti sono inusuali, sonorità calde e avvolgenti come il tepore delle legna nel fuoco sono ugualmente taglienti come il ferro, le note ariose e quasi cosmiche sono altresì cupe e cavernose.

Tutto questo avviene senza un’apparente soluzione di continuità (“Le Marcheur”), mentre il suono cresce e amplia a dismisura le fonti d’approvvigionamento sonoro (kraut, hip-hop, progressive, country, avantgarde fanno la loro parte in “Le Naufrage”), trovando infine quel legame tra rumore e silenzio che rende unica e avvincente l’originale miscela di improvvisazione e composizione dell’Under The Reefs Orchestra.

(14/11/2020)



  • Tracklist
  1. Une île
  2. Sumo
  3. Eldorado
  4. Tucuman
  5. Hana
  6. Le Marcheur
  7. Le Naufrage




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