Zara McFarlane

Songs Of An Unknown Tongue

2020 (Brownswood) | jazz

Nell’arco di tre album Zara McFarlane ha esplorato tutte le possibili sinergie tra jazz, soul e musica giamaicana, quest’ultima restituita alle più profonde radici afro-caraibiche, con particolare attenzione alla connessione spirituale con la religione Kumina, la cui influenza sulle eccellenti e famose creazioni di Sly & Robbie è ben nota agli amanti della world music.
“Songs Of An Unknown Tongue” si spinge ben oltre, estrapolando dalla tradizione ritmica una struttura sonora dai timbri moderni, avanguardistici, quasi una world music dai toni esoterici e cosmici, elegantemente rifinita con ambientazioni jazz e con un uso dell’elettronica audace e avveniristico. McFarlane ha oltremodo ampliato lo spettro culturale dal quale attingere spunti per queste nuove dieci tracce: non solo i rituali ritmici della religione Kumina, ma anche quelli di altre discipline religiose (Bruckins, Dinki Mini, Revival e Nyabingh), oggetto di profondi studi svolti dall’artista durante un lungo soggiorno in Giamaica.

Rientrata a Londra, Zara si è affidata alle sapienti mani di due produttori, Kwake Bass e Wu-Lu, che ne hanno trasformato tutte le intuizioni creative in un originale soundscape, costruito su ritmiche naturali lievemente sincopate, intrecciate con oscillanti tribolazioni elettroniche ed eccellenti armonizzazioni vocali soul, pronte a intercalare uno stile jazz narrativo, lasciando a incursioni noise e sperimentali il compito di espandere i riferimenti culturali, sociali e antropologici di “Songs Of An Unknown Tongue”.
Più esplicitamente legato alla cultura reggae e dub, “Roots Of Freedom” è senza dubbio l’episodio più accattivante del disco, anche il refrain di “Black Treasure” cattura corpo e mente, questa volta grazie a splendide voci femminili, synth sibillini e una sensualità ritmica che lascia senza fiato. Per sottolineare i testi più personali dell’album, McFarlane si affida ai picchiettii ritmici minimali di “Run Of Your Life” e all’efficace linearità melodica di “My Story”, perfette cornici per storie dall’intensa valenza sociale e politica dal punto di vista femminile.

Avventuroso, maturo e mai prevedibile, “Songs Of An Unknown Tongue” disloca abilmente la natura acustica delle matrici afro-giamaicane in un contesto moderno, senza smarrire quel legame genetico e culturale che è usualmente definito folk.
Come possono altrimenti essere definite le suggestioni poetiche e intense di brani come “Saltwater” e “Broken Water”, autentiche perle della transgenetica musicale operata da McFarlane, due brani avventurosi come un escursione in una foresta vergine, foderati da ritmi giamaicani felpati a tempo di trip-hop, controcanti e escursioni vocali di rara bellezza, suggestioni avant-jazz e elettronica asservita a rituali quasi sciamanici.

Dopo aver consolidato la propria immagine artistica con l’album “Arise”, nulla impediva a McFarlane di proseguire sulla stessa confortevole linea di sintesi stilistica. Oltre tutto aveva dalla sua anche collaboratori di alto lignaggio (in “Arise” figuravano Shirley Tetteh, Nathaniel Cross, Binker Golding e Moses Boyd). Ma a rischio di perdere parte del consenso critico e la stima del pubblico più fedele alla linea dei tre precedenti album, la musicista compie ora un deciso passo in quel territorio che Matana Roberts ha esplorato con maggior complessità e pretesa intellettuale, con risultati antropologici e culturali non molto dissimili.
Con “Songs Of An Unknown Tongue”, Zara McFarlane consegna alla storia l’opera più ambiziosa e riuscita della propria carriera, anche se sarà il tempo a determinarne tutta la grandezza, trattandosi di opera non facile e stilisticamente straniante.

(13/09/2020)



  • Tracklist
  1. Everything Is Connected
  2. Black Treasure
  3. My Story
  4. Broken Water
  5. Saltwater
  6. Run Of Your Life
  7. State Of Mind
  8. Native Nomad
  9. Roots Of Freedom
  10. Future Echoes






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