Alice Phoebe Lou

Glow

2021 (Motor Entertainment) | alt-pop, pop-jazz

E’ sufficiente un fugace ascolto per comprendere che Alice Phoebe Lou non è la classica cantautrice indie-folk. A dispetto della passata vita on the road, la musicista sudafricana ha sviluppato un elegante folk-pop-jazz, in modo poco convenzionale: originalità e personalità non mancano infatti alla musicista, ora alle prese con il terzo album “Glow”.
Atteggiamento poco convenzionale anche quello più puramente professionale, avendo Alice rifiutato a più riprese le lusinghe di svariate case discografiche, quest’ultime attratte dal successo di “She”, un brano incluso nel film-documentario su Hedy Lamar “Bombshell”.

Per chi ancora non conosce la deliziosa voce di Phoebe Lou, “Glow” potrebbe essere un’elettrizzante scoperta: nessuna deriva folk alla Joni Mitchell, né tantomeno rabbiose e oscure canzoni rock ricche di ardori e frustrazioni giovanili.
L’art-rock di Alice si fonda su un raffinato e sofisticato tessuto musicale ricco di riverberi blues, jazz e neo-folk. Le canzoni sono mature e solide, non prive di qualche piacevole ingenuità.
E’ difficile in verità annoiarsi con la musica dell’artista sudafricana. Pur restando stilisticamente riconoscibili, le canzoni palesano una versatilità stimolante, anche ora che Alice ha smesso i panni dell’autrice socialmente e politicamente impegnata, per dedicarsi alla fragilità dei sentimenti.

Il terzo album di Alice Phoeb Lou è senza dubbio il più riuscito. Il fragile equilibrio tra orecchiabilità e introspezione ha lasciato libera l’ispirazione, inalveando l’intensità dei sentimenti e la ricercatezza estetica verso un fiume in piena che travolge le pur evidente variabili della scrittura. Anche per “Glow” la musicista predilige atmosfere essenziali e scarne, spesso sofisticate al pari di alcune moderne chanteuse jazz-pop come Melody Gardot (“Only When I”), ma anche insolitamente più granulose e vivaci: esemplare è in tal senso l’imprevisto uptempo della title track.
Le canzoni di Alice Phoebe Lou sono caratterizzate da un sapore agrodolce, quasi come se l’autrice le avesse lasciate lievitare lentamente fino a renderle emotivamente algide e sicure, al punto da poter camminare sulle proprie gambe, anzi sulle proprie note, senza abbellimenti superflui.
Una canzone come “Heavy // Light As Air” ha un incipit melodico e a tal punto accattivante che potrebbe scorrere senza ulteriori sviluppi. Al contrario, Alice usa la voce come un vero e proprio strumento, ricamando arpeggi e cambi armonici di intensa grazia emotiva e raffinatezza: la tastiera che introduce il brano, la chitarra languidamente dissonante e infine il piano che sfuma il finale.
La stessa intensità è abilmente catturata nella scarna ballata noir “How To Get Out Of Love”, che l’autrice intona con un registro vocale vintage a metà strada tra Angel Olsen e Lana Del Rey.
Non mancano pagine più ambiziose come “Lovesick”: un’esplosione strumentale e lirica che profuma di soul, jazz e pop e un delizioso accento deja-vu.

Mentre nel precedente album, “Paper Castles”, Alice Phoebe Lou faceva sfoggio di eleganti e sontuosi arrangiamenti, per “Glow” punta più alla limpidezza e allo swing, facendo dialogare il piano con il clarinetto e il vibrafono nel giocoso soul-jazz di “Dusk”, o tenendo a bada i potenziali sviluppi strumentali dell’elaborata e temeraria ballata da jazz-crooner “Lonely Crowd”.
La scelta di registrare tutto in analogico evidenzia il gusto vintage delle canzoni: è infatti difficile non sentirsi proiettati negli anni 50 quando Alice intona con fiera sensualità “Lover // Over The Moon”, mentre l’estremo minimalismo della crepuscolare “Velvet Mood” (che ricorda il primo album di Tracey Thorn) ne conferma la duttilità vocale.

Stranamente l’artista ha affidato il lancio definitivo dell’album al brano forse più audace, ma anche meno adatto a rappresentarne lo stile.“Dirty Mouth” è infatti una geniale intuizione pop-punk, un misto tra il Joe Jackson prima maniera e le esuberanze dei Belle And Sebastian, un brano che comunque stride felicemente e intelligentemente con il resto delle tracce, svolgendo in pieno la funzione di singolo trainante.
Una gradita conferma per Alice Phoebe Lou, un nome da aggiungere al taccuino delle artiste da tenere d’occhio. Dopotutto, se Mr. Paul Mc Cartney ha affidato la preview del suo recente album “Mc Cartney III” alla cover di “Deep Deep Feeling” realizzata dall’artista sudafricana ci sarà pure un motivo. Lo scoprirete solo ascoltando…

(13/05/2021)

  • Tracklist
  1. Only When I
  2. Glow
  3. Dusk
  4. Mother's Eyes
  5. How To Get Out Of Love
  6. Heavy // Light As Air
  7. Dirty Mouth
  8. Lonely Crowd
  9. Lover // Over The Moon
  10. Driveby
  11. Velvet Mood
  12. Lovesick






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