Cacophony

Reborn

2021 (Self-released) | art-pop, electro-writer

C'è qualcosa di magnetico, di profondamente vibrante nell'espressività di Cacophony. Non che due album di eccellente livello medio quali “Harmony” e “Dream” non avessero tradito quest'aspetto, ma se c'è un progetto che esplicita al meglio la misteriosa allure della sua autrice quello è sicuramente “Reborn”. Ristretto a soli sette brani, il mini-album espande l'interesse verso l'elettronica già dimostrato nel full-length del 2019, dimostrandosi rispettoso verso l'irregolare cadenza compositiva della musicista, che con un simile armamentario distorto, spesso in aria glitch, dà alle sue strutture preziose peculiarità narrative. La trappola è pronta.

Cadere in un simile inganno però è operazione svolta in piena coscienza, per non dire con tutta la dovuta disinvoltura. Sarà che Cacophony, interprete dal perfetto dominio sui propri accenti emotivi, centra il tono giusto a ogni occasione, delineando una successione di brani che ha quasi il sapore del teatro cantato. Sarà anche che il discorso sa come addentrarsi maliardo nelle pieghe dell'inconscio, sfruttare ogni singola variazione di lingua, affondo melodico, declinare ogni piega e contrappunto col dovuto senso dell'opportunità, sfoderando un vocabolario a cui manca giusto un po' di rodaggio per competere con la sfavillante ricchezza dei precedenti progetti. Di certo l'attacco da ballata pianistica di “Alien” non potrebbe poi prendere una piega più diversa, sospeso in decostruzioni elettroniche, reverse piazzati a regola d'arte, un accumularsi di intensità che la voce modula con l'esperienza di chi ha imparato ad ascoltarsi.

Ogni brano trova quindi la sua chiave espressiva, che sia spezzare la valanga elettrica per riscoprire il flebile piacere di sparse note invernali (“Curse”), scovare il proprio viatico alle maestose vertigini di una “Unravel” (le discese libere della title track, il momento più fragrante del lotto), adattare il tono della marcia a una ben più sofisticata chiosa d'ambiente, colta nel vivo della trepidazione (“Sea Of Love”).
Mai meno che vigorosa, artefice di un cantautorato che sa essere presente a se stesso anche in cornici ben più spigolose e sfuggenti, con “Reborn” la musicista coreana mette ben in chiaro che da qui si può solo costruire, dirigersi verso nuovi orizzonti. La rinascita è appena iniziata.

(10/01/2022)

  • Tracklist
  1. Mon étoile
  2. Alien
  3. Become
  4. Curse
  5. Reborn
  6. Two Moons
  7. Sea Of Love




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