Carm

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2021 (37d03d) | contemporary, art-pop

Una vita dedicata alla musica, anzi a uno strumento, la tromba: quella di C.J. Camerieri (Carmen Jonathan Camerieri) è la storia di un bambino svezzato a pane e musica già dalla giovanissima età di quattro anni, prima il pianoforte e poi, a soli dieci anni, la passione per la tromba, un’attitudine stimolata anche dalla figura del padre, direttore di una banda universitaria e insegnante di musica.

I primi passi sono abbastanza canonici, con la musica classica primo fronte di riferimento culturale e didattico, ma è la più intrigante e complessa arte del jazz la vera passione che cambierà per sempre il percorso formativo di C.J. Camerieri, che si trasferisce a New York con il sogno di diventare un musicista a tempo pieno.
La Grande Mela è un’esplosione di stili e di stimoli: la versatilità del pop-rock e l’incontro con la musica da camera aprono nuove strade e nuovi orizzonti per C.J., il quale, completati gli studi, esplora molteplici ambiti stilistici, fino al battesimo del fuoco che avviene nel 2006 al Lincoln Center con la band di Sufjan Stevens. Nel frattempo il musicista affianca alla passione per la tromba quella per il corno francese.
Ben presto arrivano fama e notorietà. Non solo Camerieri si esibisce e incide con artisti importanti, come Bon Iver, Paul Simon, Rufus Wainwright e Antony And The Johnsons, ma vince anche due Grammy Award.

Membro del collettivo di musica classica contemporanea Ymusic (cinque album all’attivo per un ensemble di sei elementi), C.J. Camerieri compie un ulteriore passo in avanti con il primo album da solista a nome “CARM”, disco dal fascino sotterraneo, a tratti impalpabile, pubblicato dalla giovane etichetta creata da Aaron Dessner dei National, la 37do3d. In sala di regia l’innovativo produttore Ryan Olson (Gayngs, Poliça, Lizzo), in studio uno stuolo di musicisti di prim’ordine: Sufjan Stevens, Georgia Hubley e Ira Kaplan dei Yo La Tengo, i Mouse on Mars, Shara Nova (My Brightest Diamond) e Justin Vernon sono sia attori che comparse di una stratificazione sonora audace e quasi cinematica. Camerieri mette in gioco tutta l’esperienza e la padronanza delle sette note per un disco profondo e spirituale.

“CARM” non è l’album di un trombettista o di un suonatore di corno francese, è un progetto esplorativo, non definitivo, poco avvezzo ad adulare l’ascoltatore con virtuosismi o abbellimenti. C’è un’attenzione al dosaggio di ogni singola nota che rende la fusione tra strumenti a fiato, archi, ed elettronica un corpo simil-sinfonico, che in più momenti sembra indicare le probabili evoluzioni di quella ricerca sonora intrapresa da Miles Davis negli anni 80, non solo nell’epica e solenne “Slantwise” (che potrebbe incastonarsi perfettamente in album come “The Man With The Horn” e “Amandla”), ma soprattutto nella tossica mistura con le acrobazie dei Mouse On Mars e di Justin Vernon del futuristico electro-jazz di “Scarcely Out” (questa volta il richiamo è per “Tutu” o “Doo-Bop”), un brano che in aggiunta non disdegna armonie free-jazz e dissonanze tipiche di alcune colonne sonore sperimentali degli anni 70.

Non è sconveniente citare anche l’influenza di Ennio Morricone in alcune delle elaborazioni orchestrali di “CARM”: la fanfara di fiati e lirismo di “Song Of Trouble” e l’interessante stratificazione di ritmi elettronici felpati, fiati, archi, voci vellutate e misteriose di “Already Gone” (con i due Yo La Tengo in prima linea) sono moderne colonne sonore per gli incubi della next-generation.
Unico neo sono le composizioni che non sempre brillano per incisività. Camerieri è in verità più interessato a una sceneggiatura dei suoni, dei timbri, delle sfumature, che consegnino alle dieci tracce una loro identità ben precisa e riconoscibile.
L’accenno rap sulle futuristiche note di “After Hours”, i beat elettronici che prendono possesso delle dolci trame iniziali di “Soft Night” e l’intenso respiro descrittivo di “Invisible Walls” sono lussureggianti e sofisticate variazioni sul tema, un suono avantgarde dai toni plumbei e oscuri che lascia dietro di sé turbamento e stupore.

Le due testimonianze di forma canzone più suggestive sono la già nota “Land”, una folktronica dai toni pastorali e delicati che accoglie la voce in falsetto del vecchio amico Justin Vernon, e il più enigmatico e musicalmente potente affresco noir di “Tapp”, con una Shara Nova in gran forma: voce e strumenti dialogano con toni sfuggenti, distratti, incompiuti, tra note appena abbozzate trafitte da una vulnerabilità armonica che rasenta l’ascetismo; un brano che più di altri riesce a simulare quell’audace sinergia tra parole e suoni che è alla fine il codice creativo di un album dal fascino non sempre agevole e immediato.

Vero è che la perseveranza aiuta i temerari, “CARM” forse non conquisterà le prime pagine dei social e della stampa musicale, ma resterà fedele compagno di chi ancora ama ascoltare la musica come esperienza artistica gratificante e non del tutto ordinaria.

(07/02/2021)



  • Tracklist
  1. Song Of Trouble (featuring Sufjan Stevens)
  2. Soft Night
  3. Nowhere
  4. Already Gone (featuring Georgia Hurley and Ira Kaplan)
  5. After Hours
  6. Invisible Walls
  7. Tapp (featuring Shara Nova)
  8. Slantwise
  9. Scarcely Out (featuring Mouse on Mars)
  10. Land (featuring Justin Vernon)




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