Chvrches

Screen Violence

2021 (EMI / Goodbye) | synth-pop, alt-rock

La maggior parte dei film d’orrore ha come caratteristica principale quella di mostrare allo spettatore un numero considerevole di vittime, mentre il tema essenziale che guida le pellicole diventate nel tempo vere colonne portanti di questo genere cinematografico è spesso quello della sopravvivenza.
Questa premessa, partita da una forma artistica diversa da quella prettamente musicale, calza perfettamente addosso a “Screen Violence”, il quarto album del trio synth-pop dei Chvrches.
Sebbene non sia un concept per definizione, il tema generale della resilienza, molto simile alle circostanze affrontate dal protagonista di un film horror, risuona fortemente nelle dieci tracce proposte dalla band.

L’evoluzione lirica e l’esposizione narrativa di Lauren Eve Mayberry mostrano una maturazione evidente e per certi versi sorprendente, se ricondotta a un gruppo noto principalmente per le esuberanti esplosioni realizzate mediante i sintetizzatori. Mentre il suono massimalista che aveva ancorato passate hit come "Mother We Share" (dall’esordio del 2013) e "Clearest Blue" (da “Every Open Eye” del 2015) resta saldamente al suo posto, in "Screen Violence" il trio scozzese evita di ricadere nella piatta e banale offerta proposta nel deludente “Love Is Dead” del 2018, in favore di approcci più sfumati e sicuramente più consoni alla loro vera indole.

Con argomenti che vanno dal gaslighting ("He Said She Said") alle ridotte aspettative ("Good Girls"), questo nuovo lavoro ripresenta finalmente la formazione di Glasgow al top delle proprie potenzialità.
L’opener "Asking For A Friend" vede la Mayberry esporre il nocciolo della questione avvolta in una nebbia smorzata da suoni sintetici: "I don’t want to say that I’m afraid to die/ I’m no good at goodbyes/ I can’t apologize”. Le sue armonie vocodificate torreggiano all’interno di un beat dal marchio Chvrches per eccellenza: una miscela inebriante di pop patinato, incentrata sapientemente su un messaggio che rilascia vibrazioni tutt’altro che allegre.
L'apice di questa formula è raggiunto con "Violent Delights", pezzo-cardine della scaletta e tra i migliori dell’intera produzione del gruppo. Con percussioni propulsive e un ritornello imponente, i polistrumentisti Doherty e Cook (quest'ultimo anche alla voce) evocano ritmi in controtempo che si muovono rapidi, mentre la Mayberry recita ferita: "These violent delights/ Keep creeping into my nights".
L’autorevole featuring di Robert Smith impreziosisce "How Not To Drown", brano opportunamente cupo e gotico, dove la frontman e lo stesso leader dei Cure raggiungono altezze melodiche apprezzabili su un’alternanza di chitarre grunge; un perfetto fraseggio fra due diverse vocalità, che si rivela sia un autentico toccasana che uno scenario da utilizzare in futuro in modo meno parsimonioso.

Se non completamente rappresentativo di un vero cambiamento di stile, "Screen Violence" è un disco che vede i Chvrches di nuovo centrati verso un obiettivo decisamente più congeniale. L’atmosfera che emerge dai solchi è spigolosa ma, come dimostrato nell’esemplare e conclusiva “Better If You Don’t", rigogliosa di viticci speranzosi; una tempestiva mediazione tra solitudine e paura, arricchita dalla magia regalata dal suono degli amati sintetizzatori, senza dubbio maneggiati con disinvoltura ed efficacia in un alternative synth-pop che si conferma il miglior contesto che l’ensemble britannico ha da offrire.

(30/08/2021)

  • Tracklist
  1. Asking For A Friend
  2. He Said She Said
  3. California
  4. Violent Delights
  5. How Not To Drown feat. Robert Smith
  6. Final Girl
  7. Good Girls
  8. Lullabies
  9. Nightmares
  10. Better If You Don't




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