Cola Boyy

Prosthetic Boombox

2021 (Record Makers) | disco, psych-pop

You don't have to walk and feel those eyes
You don't have to strut and feel them stare
You don't have to walk
You don't have to talk

Spina bifida, cifosi, scoliosi e piede equino-varo-supinato non sono proprio le prime cose che ti vengono in mente pensando alla musica disco. Eppure, tutte queste debilitanti malformazioni congenite affliggono sin dalla nascita Matthew Urango da Oxnard (California), also known as Cola Boyy, ossia l’autore del disco tutto da ballare più fresco dell’estate.
La vita non è mai stata dolce con Matthew. Non solo le ossa e la spina dorsale a crucciarlo, e dunque la difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, ma anche le origini chumasch-messicano-afroamericane del papà (per metterla un po’ più facile, Cola Boyy si autodefinisce afro-latino) a farne la vittima perfetta di bullismo e razzismo. Urango però non è uno che le manda a dire e le sue spalle saranno anche incurvate, ma sono larghe abbastanza per demolire ogni ostacolo gli si pari davanti.

La passione per la disco music gli è venuta molto presto, sin da quando da piccolissimo ha imparato a suonare un pianoforte malconcio a casa della nonna. Poi ai tempi della high school è arrivato il punk, la cui spinta ribelle continua ad animare l’attività di Cola Boyy da attivista per la difesa delle minoranze (di qualsiasi sorta). Tra mixtape e uscite casalinghe varie, fino all’Ep del 2018 “Buggy Tip”, il Nostro ha scatenato un discreto passaparola che è arrivato fino agli Avalanches, che lo hanno voluto per un featuring nel loro ultimo disco, e agli MGTM, che ha invece accompagnato in tour. Questi due nomi, che appaiono peraltro tra le collaborazioni di questo “Prosthetic Boombox”, sono molto utili a dare un’idea veloce di quanto troverete nel disco: dance music sbilenca, tanto funkeggiante quanto distorta e psichedelica.

In apertura troviamo proprio il pezzo con gli Avalanches, una “Don’t Forget Your Neighborhood” festosa e malinconica, che mette subito in mostra il particolarissimo timbro nasale di Urango, anch’esso strascico delle malformazioni, facendone sfoggio tra la ritmica trascinante e le proverbiali tastiere disco. Si continua a far festa, sospesi tra spazio e salotto di casa, in una “Mailbox” che sul finale ci mette anche uno sfavillante starnazzare di ottoni.
Gli inconfondibili beat di velluto di Nicolas Godin (Air), che interviene in “Song For The Mister” a rimpolpare il già ricco parterre di ospiti illustri, insieme alle tastiere argentate e al cantato strascicato, fanno dell’ospitata una riuscitissima ballata psych-pop. Accenti funk e vocoder melanconici degni dei tardi Daft Punk (“Roses”, “You Can Do It”), appiccicose melodie 60’s (“For The Last Time”), controcanti soul e Moog che guizzano come metallo liquido (“Mink”) rendono il disco un oggetto versatile e lo fanno giungere alla conclusione senza accusare stanchezza o cedimenti.

I semplici ma potenti versi posti in apertura di questa recensione sono tratti dalla closing track, la splendida “Kid Born In Space”. Realizzato dal Disabled Disco Innovato (altro nomigliolo che Matthew ha inventato per sé stesso) insieme ad Andrew WanWingarden (MGMT), il brano è un dolce inno psichedelico atto a spronare tutti coloro che, a causa di una malformazione fisica o quant’altro, vengano e si sentano discriminati o vessati da bulli e gente comune, da sguardi e parole di superficiali, pietosi e ignoranti. Non siete diversi, siete speciali, sembrano suggerire tra le righe Urango e WanWingarden.

E’ la chiusura perfetta di una collezione di canzoni capace di far ballare e riflettere all’unisono, divertente quanto politica, leggera all’apparenza quanto in realtà profonda.

(26/07/2021)

  • Tracklist
  1. Don't Forget Your Neighborhood
  2. Mailbox (feat. John Carroll Kirby)
  3. Song for the Mister (feat. Nicolas Godin)
  4. Roses (feat. Myd)
  5. For the Last Time
  6. You Can Do It (feat. nit)
  7. Mink
  8. One of These Winters Will Take Me (feat. Bon Voyage Organisation)
  9. Go the Mile (feat. infinite bisous)
  10. Kid Born in Space (feat. Andrew VanWyngarden)


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