Current Joys

Voyager

2021 (Secretly Canadian) | alt-songwriter

Difficile ricostruire in poche righe e con dovizia di particolari la produzione musicale e le attività parallele dell'appena ventinovenne Nick Rattigan, titolare del progetto Current Joys. Il musicista proveniente da Henderson (Nevada), non proprio il centro del mondo, si è spostato agli inizi degli anni 10 prima a New York e poi a Los Angeles in cerca di fortuna, dilettandosi in svariate occupazioni sempre in ambito creativo oltre a quello musicale: studente di cinema, giornalista per riviste e siti web, regista per il videoclip del brano "123" dei Girpool e coproduttore di serie televisive di discreto successo come "Girls" della Hbo e "About Ray" con Elle Fanning, a dimostrazione delle doti eclettiche del personaggio.
In ambito discografico le cose si fanno ancor più complicate data la miriade di progetti solisti (senza dimenticare il ruolo di batterista nella indie band Surf Curse) portati avanti sotto nomi diversi dal 2011, i cui principali sono The Nicholas Project e TELE/VISION successivamente trasformato in Current Joys (processo che confonde l'assegnazione di alcuni dischi a l'uno o all'altro nominativo a seconda delle fonti), incarnazione che lo ha fatto conoscere in modo più ampio dopo una produzione passata recuperabile tramite Bandcamp.

Polistrumentista e prolifico autore, Rattigan si è sempre lasciato ispirare dalla passione per il cinema d'autore per i suoi lavori, basti pensare che il moniker TELE/VISION rimanda a "Videodrome", il capolavoro visionario di David Cronenberg, mentre l'album dei Current Joys "Me Oh My Mirror" è addirittura ispirato a "Lo Specchio" di Andrej Tarkovskij e i riferimenti alla settima arte sono una costante dei suoi album fino a "Voyager", dettando una tendenza riscontrabile nell'ultimo disco di Sufjan Stevens.
Se i suoi primi lavori sono usciti in digitale o in cassetta compresi i primi album a nome Current Joys, è solamente nel 2018 con "A Different Age" che il suo nome inizia a circolare oltre una ristretta cerchia di adepti e il suo introverso cantautorato indie a basso voltaggio elettrico, a tratti arricchito da pennellate acustiche e carezze jangly, scosso da spasmi wave ed espanso verso orizzonti cinematici, alza la posta in palio con "Voyager" il suo lavoro più esteso e ambizioso grazie a una durata che sfiora l'ora e a un sound più maturo, arricchito da arrangiamenti di archi e pianoforte presenti in gran parte delle tracce.

Con "Voyager", Rattigan, a cui è stato diagnosticato un disturbo generalizzato d'ansia, mette a nudo le proprie fragilità fin dall'iniziale "Dancer In The Dark", in cui emerge la difficoltà di affrontare i propri demoni interiori, utilizzando sonorità vicine ai National, dunque ambendo senza timore ai vertici della canzone d'autore contemporanea.
L'album si snoda attraverso ballad malinconiche, a tratti dominate da perfette melodie dolci e struggenti che molti gruppi indie bramerebbero ("American Honey"), ora più aspre ("Big Star") a volte pescando nei 90's ("Rebecca", memore degli struggimenti di Elliott Smith, l'acustica "The Spirit Of The Curse" tra Wilco e Sparklehorse) ora rifacendosi all'epoca d'oro del glam ("Shivers") con la costante dinamica di crescendo strumentali e lirici che in "Amateur" si concretizzano con una progressiva aggiunta di suoni tanto che sembra veder crescere a poco a poco la canzone: a un arpeggio chitarristico si intrecciano via via un giro di piano, poche note d'archi, la voce singola poi raddoppiata e infine la batteria, mantenendo un equilibrio privo di un effetto di sovraccarico sonoro.

Ancor più d'impatto e vertice del disco è l'escalation emotiva e ansiogena di "Naked", che parte con la foga post-punk dei primi Wire per trasformarsi in una fuga lirica degna degli Arcade Fire, con Rattigan che esprime efficacemente il suo disagio con toni tesi fino a sgolarsi in maniera catartica.
A spezzare la tensione emotiva dell'album sono brani che giocano con il pop come "Something Real" o uptempo wave rivista sotto l'ottica indie-rock anni Zero come "Money Making Machine" mantenendo la dinamica constatata all'interno dei singoli brani anche nell'intera opera e conferendole così un equilibrio perfetto.
Se i riferimenti cinematografici sono evidenti nei titoli dei brani presi da quelli di film più o meno celebri che un discreto cinefilo non tarderebbe a notare (citazioni da Lars Von Trier, Alfred Hitchcock, Ken Russell ecc.) a livello musicale lo strumentale "Voyager Pt. 1", sonata notturna impreziosita da violini struggenti, assurge a potenziale soundtrack di valore, confermando tutte le doti compositive e cinematiche del musicista.

"Voyager" è il disco migliore e definitivo del progetto Current Joys fino a questo momento, un'opera dal forte carico emotivo che vede un artista non ripiegato su sé stesso ma che in modo naturale esprime le sue emozioni senza filtri né autocommiserazione; a un certo punto, nel brano "Altered States", Rattigan dichiara "I'm sorry for the pain", e sarebbe difficile non perdonare la presenza di quel dolore dal quale, insieme alla sua elaborazione, scaturisca musica di tale valore.

(07/11/2021)

  • Tracklist
  1. Dancer In The Dark
  2. American Honey
  3. Naked
  4. Altered States
  5. Breaking The Waves
  6. Big Star
  7. Amateur
  8. Rebecca
  9. Shivers
  10. Something Real
  11. Money Making Machine
  12. Voyager Pt 1
  13. Calypso
  14. The Spirit Or The Curse
  15. Vagabond
  16. Voyager Pt 2
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