Du Blonde

Homecoming

2021 (Daemon T.V.) | glam-punk, garage-rock

Va dato credito a Beth Jeans Houghton di essere riuscita nell'ardua impresa di sfrondare sempre più le ingerenze di etichette e manager, per approdare a un'espressione artistica scevra di ogni intervento esterno indesiderato. Poco importa se in passato si siano incisi veri e propri gioielli nel contesto d'elezione, se il passaggio a chitarre più grintose e abrasive abbia proposto uno dei cambiamenti più incisivi nella storia recente dell'indie britannico; quando la sensazione di peso si fa troppo pressante, occorre sfrondare, circondarsi di pochi amici fidati, e procedere dritti verso l'obiettivo, verso un ritorno a casa che dà l'idea di una libertà finalmente agguantata. Frutto di sforzi domestici, con un taglio fulmineo, ironico, ma che non rinuncia a un'adeguata vena confessionale, “Homecoming” acuisce la vena punk appena intravista nelle precedenti prove a nome Du Blonde, sposandola con importanti maschere glam e una veracità garage che tira fuori alcune delle melodie più incisive nel repertorio della musicista. A quindici anni dai timidi esordi folk, la penna di Houghton risulta quantomai vitale.

Pochissimi sono i pezzi sopra i tre minuti, per il resto il disco si muove sul formato breve/brevissimo, sfruttando tutte le occasioni a sua disposizione per piazzare l'uncino fatale, la linea melodica che stende. Se non sempre riesce (“Ducky Daffy” pare più un moncone, per quanto dotato di carattere, che un brano effettivo), il gioco vale ancora una volta la candela, Du Blonde pronta a digrignare i denti e far immergere l'ascoltatore nelle sue sprezzanti vignette liriche, che sembrano quasi voler sovvertire, o rendere più divertito, il tono più cupo di “Lung Bread For Daddy”. E così la costante sensazione di non trovare uno spazio (il tocco più aggressivo, grunge, ma con lussuoso accompagnamento corale, di “I Cant' Help You There”, l'arrivo dei trent'anni in pieno spregio dei diktat sociali, temi quali ansia e suicidio (la splendida “Medicated”, con la collaborazione dell'amica Shirley Manson in un vibrante passo a due) trovano il proprio spazio in un disco senz'altro denso negli intenti, ma mai opprimente.

Con un taglio incisivo che non fa prigionieri, ma non per questo punta a deprimere e sconsolare, il punk-party di Jeans Houghton coinvolge e appassiona, rivolta come un calzino ogni stucchevole cinismo sulle relazioni (la vigorosa “I'm Glad That We Broke Up”, in compagnia della sodale Ezra Furman), esplode di anthemica sensualità (“All The Way”, il momento più classico della collezione, con Andy Bell dei Ride), sprigionando un'energia inarrestabile. Non avrà trovato il suo contesto d'elezione, nel mentre però la musicista ha scavato la sua nicchia, e questo è un dato tutt'altro che trascurabile.

(14/04/2021)

  • Tracklist
  1. Pull The Plug
  2. Smoking Me Out
  3. I Can't Help You There (ft. The Farting Suffragettes)
  4. Ducky Daffy
  5. Medicated (ft. Shirley Manson)
  6. I'm Glad That We Broke Up (ft. Ezra Furman)
  7. All The Way (ft. Andy Bell)
  8. Undertaker
  9. Take One For The Team
  10. Take Me Away




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