Glitterer

Life Is Not A Lesson

2021 (Anti records) | indie-rock

I Glitterer sono americani e si intuisce istantaneamente all’ascolto, ma seppur a noi contemporanei, con il loro suono sembrerebbero collocati temporalmente da qualche parte tra la fine gli anni 80 e (ancor più) l’inizio dei 90, epoca d’oro dell’indie-rock a stelle e strisce. Il progetto di Ned Russin, già bassista degli acclamati (almeno in patria) Title Fight, nasceva nel 2017 con i primi Ep a nome Glitterer, nei quali il musicista suonava tutti gli strumenti per poi dare vita a una band vera e propria con il debutto su lunga distanza del 2019 “Looking Through The Shades” prodotto dall’emergente e apprezzato (Sandy) Alex G, in cui in appena 20 minuti si stipavano dodici brevi tracce sature d’elettricità che partivano dal power-pop-punk dei Weezer per incupirsi grazie un taglio emo e a un atteggiamento non certo scanzonato bensì riflessivo, pur mantenendo un’indole infettiva grazie a melodie a presa rapida incastonate in un sound rumoroso ma non troppo.

Superata la soglia dei trent’anni, Russin, come in un ulteriore coming of age, giunge a al secondo album con nuova maturità e consapevolezza e con un taglio filosofico evidente fin dal titolo “Life Is Not A Lesson”, irrobustendo la formula sperimentata nell’esordio (ancora una dozzina di canzoni brevi che a fatica superano i due minuti, stile compatto ed efficace), calcando la mano su un  suono più distorto fin dall’opener ultra-fuzzata “Bodies” e dalla succesiva”Are You Sure”, dove si incrociano un giro di basso obliquo à-la Pixies alle pennate chitarristiche travolgenti dei Nirvana, nel tentativo parzialmente riuscito di lambire il genio dei primi e la ferocia dei secondi, comunque con risultati apprezzabili.
I riferimenti sono quelli giusti, tanto che a tratti si scorge l’inquietudine elettrica dei Dinosaur Jr. nella magia malinconica da nodo alla gola di “I Made The Call”, numero che non sfigurerebbe tra le ballate del sottovalutato “Where You Been”, e nell’intreccio elettroacustico “Try Harder Still”.

A fungere da diversivo a un sound prettamente chitarristico (culminante nella ruvida ma orecchiabile  “Didn’t Want It”, dotata del refrain più appiccicoso del lotto), che renderebbe l’opera troppo monolitica se non monotona, è l’utilizzo dei synth, che a risultati alterni donano profondità e varietà all’album: se l’intento fallisce solo nel banale pattern sintetico di “How A Song Should Go” finendo quasi per annoiare in meno di un minuto e mezzo (un record che smentisce totalmente il titolo del brano…), incuriosiscono invece le tastiere circolari di “Indeed”, che rendono il pezzo una strana e acidula versione dark dei Grandaddy; mentre veleggiano su lidi insolitamente onirici e rarefatti la strumentale “Birdsong”, adagiata su un soffice tappeto electro su cui si librano sottili suggestioni tastieristiche quasi alla Brian Eno, e la title track, poggiata su pulsazioni minimali, che sfocia in un assolo di synth visionario. Brani insoliti per una band che fondamentalmente predilige il fragore elettrico e che suggellano l’opera donandole una profondità inaspettata.

Al di là delle ascendenze ingombranti, ormai riscontrabili nella quasi totalità della produzione musicale contemporanea, in gran parte come incatenata in un revival proposto a oltranza, è possibile che i Glitterer non emergano in un panorama dominato dal recupero delle sonorità  post-punk a sfavore di quelle dell’indie-(guitar)-rock anni 90, un sound che in realtà non mai smesso di essere rievocato e rimbomba in un numero incalcolabile di album. Certo, non siamo agli apici dell’American indie, ma grazie a una personalità abile nel rimodellare una materia già trattata, la coesistenza di schiaffi e carezze con un approccio al contempo potente e delicato, con ulteriore aggiunta delle suggestioni elettro-sintetiche che arricchiscono una formula peraltro ben rodata, i Glitterer si attestano su buoni livelli (vengono in mente band come i Nada Surf degli esordi) tanto che non solo le liriche esistenziali di Ned Russin ma anche la maturità compositiva della band lasciano buone speranze per il futuro.

(22/07/2021)

  • Tracklist
  1. Bodies
  2. Are You Sure
  3. Try Harder Still
  4. Little Backwards Glance
  5. How A Song Should Go
  6. The End
  7. Didn’t Want It
  8. Indeed
  9. Birdsong
  10. I Made The Call
  11. Fire
  12. Life Is Not A Lesson
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