Gustaf

Audio Drag for Ego Slobs

2021 (Royal Mountain) | post punk

New York, sede dello storico CGBG, locale dove tutto ebbe inizio, continua ad essere una riserva inesauribile di band (Bodega, Geese, Parquet Courts ed altre) che rileggono il post-punk e la new wave dei tardi settanta e inizio ottanta aggiungendo le loro variazioni sul tema per cercare di intraprendere percorsi alternativi che possono portare in aree inesplorate oppure in zone già battute e, magari, solo dimenticate.
In ordine cronologico, gli ultimi arrivati di questa nidiata di esploratori sono i Gustaf, provenienza Brooklyn, con nel DNA quintali di Gang of Four e Talking Heads, ma anche le band del post-punk revival d'inizio millennio come LCD Soundsystem o The Rapture.

Ai grooves funk aggiungono una ricca dose di humor e leggerezza, sfrontatezza e irriverenza, qualche coretto veramente ardito, un approccio bohemien dentro spaccati di quotidianità della Grande Mela.
Una formazione abbastanza inedita, composta da quattro ragazze più una presenza maschile alla chitarra. Il ruolo di frontwomen è affidato sia alla cantante Lydia Gamill che alla corista percussionista Tarra Thiessen che pitchando la sua voce passa allegramente da timbri femminili a quelli più bassi maschili.Attivi dal 2018, dopo anni di live incendiari, arrivano solo ora al loro debutto discografico "Audio Drag for Ego Slobs", titolo ispirato a un'istallazione multimediale di Laurie Anderson, che risulta sorretto da un sound omogeneo vitaminizzato dalla produzione di Chris Coady (già alle prese con Beach House, Tv on the Radio e Future Island).

La qualità dei brani è altalenante, ma da bravi strateghi della comunicazione ai tempi dell'ascolto frammentato, i Gustaf sparano i più forti subito in apertura.
Una bella tripletta che tenta e merita: si parte con "Mine" tiro aggressivo alla Gang of Four, tra accelerazioni e momenti meditabondi un po' Patti Smith, poi la robotica "Book", nevrosi alla Devo tra chitarre dritte affilate come lame e bassone scoppiettante, fino al sincopato ottimismo su cadenza Television di "Best Behavior" illuminato da un ritornello appiccicoso.
Da segnalare anche la scampanellante "Dream", che ammicca ai Talking Heads di "Fear of Music", il coraggioso dirottamento verso territori più Pavementcon "Liquid Frown" e la follia di "The Motions" dove un basso funk serpeggia tra mantra urbani e divagazione aliene.
"I forgot I loved you, then I saw your dog"
"Dog", il pezzo più ironico dell'album, è una zompettante love story con abbai di contorno, ma un certo illanguidimento è nell'aria e si libera nella trasognante traccia finale "Happy".

Interessanti, abbastanza pazzi da potervi stupire e farvi venire voglia di ballare, tanto che anche gli Idles hanno deciso di portarseli in tour per riscaldare il pubblico prima dei loro show, quindi da seguire, senza perderci il sonno, ma da seguire.

(02/12/2021)

  • Tracklist
  1. Mine
  2. Book
  3. Best Behavior
  4. Dream
  5. Liquid Frown
  6. The Motions
  7. Cruel
  8. Dog
  9. Packeage
  10. Happy
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