Joel Culpepper

Sgt. Culpepper

2021 (Pepper) | soul, funk, r&b

Undici canzoni suddivise in quattro temi chiave - Battle, Surrender, Love, Lesson -  un’immagine sulle prime un po’ demodé ma in verità sfrontatamente sexy, tanto entusiasmo e una passione contagiosa ed elettrizzante per trascinare il pubblico durante le esibizioni dal vivo. Elastica è la voce, elastico è il suono: una pletora di nomi-chiave nell’ambiente (Swindle, Guy Chambers, Tom Misch) aiutano il carismatico soulman londinese Joel Culpepper a mettere a segno un debutto chiaramente indebitato verso i grandi del passato, ma con un piedino sempre piantato nel presente. L’autore ha alle spalle una buona gavetta, accelerata però di recente da quella “Woman”, contenuta nell’Ep “Tortoise”, che l’ha messo sulla mappa e mandato alle celebri sessioni Colors.

Quintalate di Prince, Sam Cooke e Marvin Gaye rendono i solchi di questo album immediatamente familiari a chiunque, e anche se la cura sonora è di prim’ordine, Culpepper sembra naturalmente più orientato alla dimensione del palco che non al cantautorato da ascolto in vinile. Difficile, del resto, fare a meno di quell’andazzo zompante e un po’ marpione quando si parla di soul, funk e r&b di provenienza dagli anni Settanta: il falsetto supersonico dispiegato senza rèmore su “Thought About You” e “Kisses” lascia molto poco all’immaginazione, mentre per la più torbida “It’s In Your Sex” l’ispirazione pende piuttosto verso l’imprevedibile e vagamente sinistro Bilal.
“Sgt. Culpepper” gira al meglio quando l’autore si concede qualche licenza poetica; fa specie la scoppiettante e concitata “W.A.R”, condita da un esercito di ottoni impazziti e quel giro di basso sbertucciato che sembra richiamare il celebre riff di “Love Is The Drug” dei Roxy Music via Grace Jones. “Remember” è quasi una mini-suite, lavata da luccicanti tastiere e inserti strumentali in grado di dare al pezzo un ballabile dinamismo alla James Brown.

Brani migliori del lotto? L’apertura di “Tears Of A Crown”, con quel classicheggiante tocco orchestrale di elegante e stiloso Philly soul, e la successiva “Return”, impreziosita da un arrangiamento di fiati e violini in grado di tener testa alla sempre molto esuberante presenza vocale.
Manca forse a “Sgt. Culpepper” quella vena spiccatamente cantautoriale riscontrabile nei lavori dell’acclamato collega Michael Kiwanuka. Questo appare evidente nei momenti in cui il ritmo rallenta un attimo – “Poetic Justice” e “Break” – due brani sempre ben eseguiti ma dove una cesellatura melodica più tonda e curata avrebbe fatto la differenza, soprattutto nel 2021 dominato dai Silk Sonic. Vagamente straniante anche la scelta di adornare l’intensa idea narrativa di “Dead Bodies” con un melodismo caldo e solare, per quanto l’ossimoro certo doni coesione all’ascolto, almeno dal punto di vista prettamente sonoro.

Poco male; anche saccheggiando il passato a piene mani, la personalità di Joel è capace di mantenersi fresca abbastanza per non cadere nella trappola del vintage fine a sé stesso. La conclusiva “Black Boy” è un amorevole botta e risposta di estrazione gospel dedicato alla sua gente – sarebbe potuto essere lui da piccolo, due occhioni sgranati sul mondo e un sogno che adesso si sta facendo realtà.

(16/12/2021)

  • Tracklist
  1. Tears Of A Crown
  2. Return
  3. W.A.R
  4. Dead Bodies
  5. Poetic Justice
  6. Thought About You
  7. Kisses
  8. It's In Your Sex
  9. Remember
  10. Break 
  11. Black Boy
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