Kaleema

┌tera

2021 (Wonderwheel) | electro-latin-folk

Un viaggio attraverso il mondo naturale e la sua percezione tramite una femminilità minuziosamente osservata al microscopio: già dal titolo e dalla foto di copertina, "Útera" ci appare immediatamente avvolto da un'estetica ben precisa.
Autrice e compositrice proveniente dallo studio del violino, ma innamorata tanto delle tradizioni folkloristiche sudamericane quanto di moderne soluzioni elettroniche, l'argentina Kaleema ha creato un seducente lavoro dove l'impianto da camera di archi, flauti e percussioni va a inserirsi su una serie di vischiosi beat digitali, manipolazioni di tastiera e field recording di varia natura. La voce volteggia solitaria con la parca intensità di una vestale, ma spesso si fa anche da parte per lasciare ai soli strumenti il compito di mandare avanti l'opera. Il risultato è un disco dove oscuri gorghi elettronici trascinano l'ascoltatore fin dentro alle fertili viscere della Terra, salvo poi rispararlo sopra il cielo limpido delle Ande tramite radiose aperture melodiche.
 
Se la breve introduzione strumentale di "Ambrosía" mette in mostra il melange elettro-acustico dell'opera, l'ipnotica "Portales" apre ufficialmente le danze a passo di marcia tra ripetitivi inserti vocali e una stridula idea di flauto: tra stregoneria, tradizione e modernità, Kaleema invita l'ascoltatore ad abbandonarsi senza remore al flusso del proprio suono.
La suggestiva "Circulo de Arena" gravita sopra un pulviscolo digitale reminescente delle trame di Nicolas Jaar, la dolce filastrocca di "Invoco" invece si snoda sorridente sopra un ritmo in aria di afrobeat. Accompagnata da un onirico videoclip, "Ololiuqui" offre una delle aperture melodiche più belle di tutto il disco, toccando direttamente il cuore con un pizzico di nostalgia. Concottato assieme a Ivana Mer, "Sen" è un disidratato rituale pagano dove due donne e un violino ricamano un motivo dal gusto arabeggiante.
Quando la voce si fa da parte, ecco il misterioso mantra di "Rama Negra", condotto da sibili di flauto e striature di archi sopra un vischioso beat avvolto nella rugiada, e la title track dal lento passo di ballo e cornici concentriche di elettronica. Fa specie il paesaggio da spiaggia deserta di "Púrpura", dove spetta a una luccicante sezione di tastiere condurre un motivo che lascia immaginare la tradizione degli Inti-Illimani ritoccata dalla calda mano di Dj Python.
 
Un disco certamente particolare e dalla forte impronta cantautoriale, ma sempre inquadrabile in quel moderno calderone alternativo latino e della cumbia digitale che comprende nomi come l'acclamata Lido Pimienta (già ospite sul debutto di Kaleema tre anni fa) e i colleghi di etichetta Sotomayor e Populous (su "W" di quest'ultimo la stessa Kaleema l'anno scorso offriva la propria voce).
Ma con "Útera", l'autrice sembra tracciare adesso un enorme cerchio immaginario che va da Buenos Aires alla Patagonia, e dalle montagne al mare passando per la Pampa dei gaucho - faccia fede "La Marea", altra splendida composizione paesaggistica in bilico tra folklore locale e scampoli di tastiere spaziali, con la voce di Kaleema che brilla di una luce propria.
Se siete arrivati a leggere sin qui, tanto vale dare un ascolto: dischi come questo raramente ottengono grandi clamori fuori dal proprio circuito, il che rende il tutto ancor più misteriosamente prezioso.

(08/04/2021)

  • Tracklist
  1. Ambrosía
  2. Portales
  3. Circulo de Arena
  4. Rama Negra
  5. Ololiuqui
  6. Invoco
  7. Púrpura
  8. La Marea
  9. Sen feat. Ivana Mer
  10. Útera


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