KALI Trio

Loom

2021 (Ronin Rhythm) | minimal jazz, nu jazz

Nik Bärtsch fa scuola. Il suo zen funk, sintesi di linguaggio jazz, minimalismo e spiritualità orientale, è un riferimento per una nuova generazione di musicisti. Fanno scuola anche le frange più “europee” del nu jazz, quelle più legate all’ambient/Idm e alla ricerca elettronica, ed è un piacere osservare come le due scuole possano convergere e tendano a farlo proprio nella terra natale di Bärtsch, la Svizzera. Il KALI Trio, formato da strumentisti attivi fra Zurigo, Lucerna e Berlino, è al secondo album per la label di Bärtsch Ronin Rhythm Records e rappresenta al meglio le potenzialità di questo inedito incontro.

“Riot”, opera prima del 2018, prodotta dallo stesso Bärtsch, aveva stupito per la sua intensità jazz-rock, dai tratti quasi progressivi. “Loom”, uscito a marzo 2021, segna un parziale affrancamento dalla matrice rock e una più decisa enfasi sugli aspetti improvvisativi ed elettronici: mettendo da parte la composizione a tavolino per affidarsi soprattutto al lavoro di gruppo, i quattro lunghi pezzi che compongono il disco suonano assai più vicini a formazioni come Necks, Portico Quartet o Ambiq che all’astratto avant-prog dell’esordio.
Le quattro tracce si collocano in una curiosa terra di mezzo: stratificate senza dare nell’occhio, avvolgenti e discrete al tempo stesso, rapiscono ma non pretendono il monopolio dell’attenzione. Poliritmi e costruzioni timbriche si riconfigurano in base al focus dell’ascoltatore, descrivendo un sobrio sottofondo emotivo o svelando dettagli cangianti a seconda di come si diriga la propria concentrazione. Di quando in quando, un repentino cambio di metro o l’irruzione di qualche sonorità più ispida sulla chitarra dà una scossa alla trance e invita a cambiare centro di interesse, portando lo sguardo su elementi fino ad allora lasciati in secondo piano.

Molta della placida caleidoscopicità dei brani nasce dalla maestria di Nicolas Stocker, batterista della band nonché dei Mobile di Nik Bärtsch, abilissimo nel creare flussi ritmici essenziali, trascinanti e in costante evoluzione da uno schema all’altro. Il carattere acquatico delle sensazioni evocate, ammalianti e mutevoli come le increspature su uno stagno, è tuttavia merito prevalente di Urs Mülller (chitarra ed effettistica, già con lo spin-off bärtschiano Sha’s Feckel) e Raphael Loher (pianoforte, Sekhmet).
Che si tratti dell'astruso 19/8 di “Folding Space” o dell'illusionistico 4/4 di “Shipol” (studiato per sembrare 7/16), il lavoro sul ritmo è cruciale per la musica del trio come in ogni altra uscita Ronin. A differenza che altrove, tuttavia, qui il rigore formale non pretende mai il centro della scena. È invece la premessa per consentire a chi ascolta l'assoluta libertà di movimento tra due poli: inseguire l'incessante mutare delle forme o lasciarsene docilmente cullare. 

 

(03/01/2022)

  • Tracklist
  1. Shipol
  2. Transitoriness
  3. Dry Soul
  4. Folding Space


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