Laura Mvula

Pink Noise

2021 (Atlantic) | synth-pop, electro

Cosa sono questi sintetizzatori così aggressivi? E queste spalline, queste luci al neon? Ma è veramente di Laura Mvula che si parla? L'autrice di quel forbito gioiello di soul orchestrale chiamato “Sing To The Moon”? No, vi state sbagliando, non è possibile, dev'essere un bizzarro caso di omonimia! No, non ci stiamo affatto sbagliando: la raffinatissima compositrice di “Like The Morning Dew” e “Show Me Love” ha (definitivamente?) messo l'orchestra in soffitta e ha sposato la via dei synth, della electro primigenia, preferendo un approccio che sia pop senza mezzi termini. Svendita commerciale? C'è chi potrebbe vederla pure qui, ma la realtà è che un disco come “Pink Noise”, pur tributando gli immarcescibili anni 80, vive di una dirompenza sui generis, premia nuovamente la creatività eccentrica della musicista, un gusto melodico tutt'altro che seduto sui canoni del genere. Perché anche un decennio così abbondantemente ripercorso e ricontestualizzato non cessa di rivelare ulteriori possibilità espressive, se affidato alle mani giuste.

Pop senza vergogna, insomma, ma fatto alla propria maniera. Non che Mvula abbia mai avuto grossi problemi nel fare suoi i più disparati contesti e registri stilistici (si pensi ad una “Overload”), ma rasserena la compattezza con cui anche l'universo synth viene da lei approfondito senza grossi appiattimenti, trovando una quadra che nel più dei casi reca l'impronta riconoscibile dell'autrice. Baricentri armonici eterodossi, una scrittura sì melodica e accattivante eppure ellittica, un gusto sonoro che abbraccia una dimensione totalizzante, in accordo con gli esordi orchestrali: al rumore rosa di Mvula non manca proprio niente per recare le stimmate della sua firmataria, semmai rincara la dose, dimostrando come più del genere d'elezione sono le scelte alla base che decretano l'effettivo successo di un progetto. Con rare eccezioni, tale successo può dirsi guadagnato.
Già il binomio di apertura, con una “Safe Passage” che riposiziona lo spessore del beat in un mare di illusorie prospettive vocali, e una “Conditional” che pare electro degli esordi virata verso un funk nervoso e ambivalente (quasi alla maniera di V V Brown), si fa portavoce dell'ampiezza di vedute del disco, che chiarisce lo sforzo compiuto per dare personalità all'insieme.

Fatta eccezione per una “Got Me”, che per quanto trascinante reca fin troppo impresse le stimmate di Quincy Jones su “Thriller”, il disco non cade nella tentazione dell'omaggio, piuttosto preferisce farsi portavoce di un'obliquità compositiva difficile da mediare. “Magical” richiama i notturni sinfonici dell'esordio, ma li trasporta verso quell'immaginario cinematico che i Goldfrapp azzeccarono solo a metà con “Head First”.
E se “Church Girl” richiama Cyndi Lauper e ancor di più le Exposé, perfezionandone l'accattivante minimalismo freestyle, “Remedy” azzarda pure accostamenti con la house, per quanto osservata attraverso il lucido prisma di Prince.

Ce n'è insomma per tutti i palati, Laura Mvula non dimentica se stessa, ma si concede la scommessa di un'evoluzione difficile, che avrebbe potuto costituire una rovinosa battuta d'arresto. Solida nel suo talento compositivo, ormai il suo marchio di garanzia, l'autrice britannica può permettersi ogni tipo di sviata e rimodulazione senza particolari sbandate, centrando la sua curiosa obliquità anche nei più svergognati formati pop. Se questa non è classe....

(11/07/2021)

  • Tracklist
  1. Safe Passage
  2. Conditional
  3. Church Girl
  4. Remedy
  5. Magical
  6. Pink Noise
  7. Golden Ashes
  8. What Matters
  9. Got Me
  10. Before The Dawn




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