LAZZARETTO

Sacramento

2021 (Dischi Uappissimi) | experimental-rock, post-rock, trip-hop

Cinque canzoni, 19 minuti di musica: tanto è bastato ai baresi LAZZARETTO per saltare alle cronache come uno dei progetti italiani più interessanti dell’anno che si sta concludendo. Un Ep d’esordio estremamente coraggioso, oltre che affascinante e atipico, in primis per la scelta della lingua del cantato che non è né l’italiano né l’inglese ma il francese, che subito fa pensare a un'altra scelta linguistica inusuale da parte di autori italiani quest’anno, vale a dire quella di IOSONOUNCANE per il suo acclamatissimo “IRA” (ma attenzione, l’Ep dei LAZZARETTO è uscito prima del colosso del cantautore sardo).
Altra scelta intrigante, e stavolta anche profondamente romantica, è quella della cover del lavoro: un fazzoletto datato 1914 su cui è ricamata la dichiarazione d’amore di una ragazza per il suo amato in partenza per il fronte. Una dimostrazione di sentimento eterno che porta la speranza del ritorno oltre la morte nella Grande Guerra del soldato e oltre l’attesa stessa della giovane, fino ai giorni nostri.
 
A stupire, di questa prima prova discografica del terzetto pugliese, non sono però soltanto l’iconografia e l’immaginario affascinante che per stessa amissione del gruppo si muove tra ambiguità, superstizione e speranza; in "Sacramento" la musica è potente, sentita, appassionante, ricercata, insomma in poche parole ambigua, superstiziosa e speranzosa.
Ambigua perché non si sa mai di preciso in che campo si stia muovendo il suono tenebroso e spirituale dei giovani baresi. Ci si trova a volte su territori cari agli Hood, come in “Orso Polare”, che si apre con una chitarra dal sapore lo-fi nello stile dei Mountain Goats di “All Hail West Texas”, per poi perdersi in derive dream/elettro-pop che richiamano alla mente tanto il folk glitchato della band di Leeds quanto le percussioni sintetiche dei Beach House.
In altri momenti è invece il trip-hop di matrice Massive Attack a farla da padrone, ma mai in modo scontato, bensì ibridandosi continuamente con suggestioni altre; suoni vicini all’industrial con fiati che galleggiano tra l’epico, il malinconico e il dissonante e campionamenti di voci di bambini (Castiglione) o chitarre sbilenche e dai tratti wave accompagnate da un cantato filtrato simile a quello meraviglioso di “Questo è un uomo, questo è un palazzo” (OH LÀ LÀ!).

Ma dicevamo che la musica dei LAZZARETTO si fa anche superstiziosa, forse perché crede negli spiriti e nelle creature che popolano la notte e la loro terra, forse perché crede ancora che spingere il pop oltre i confini conosciuti sia pratica buona e giusta, forse perché crede nei Radiohead e nelle loro elucubrazioni vocali, come dimostra la fantasmatica ballata per tastiere “Créatures de la Nuit”.
Rimane poi la speranza, incarnata nel piccolo capolavoro del primo singolo del gruppo, “Geremia 1111”. Una canzone che ha tutti i crismi della hit alternativa, che combina tastiere synth-pop e ritmi danzanti a decostruzioni strutturali e chitarre immaginifiche. Una centrifuga in cui finiscono coinvolti Stromae (non solo per il francese), i Depeche Mode e Tyler, The Creator.
E la speranza allora finisce per essere quella contenuta in questo inusuale, sensuale, mistico e suggestivo progetto, che auspichiamo possa portare l’amore per il pop sperimentale oltre i confine della memoria; che quel fazzoletto di più di un secolo fa, che questo piccolo Ep di oggi e la musica futura dei LAZZARETTO possano essere in fondo la stessa cosa.
Tant que tu portera mon nom
marque le temps qu’il restera dans mes bras
tant que tu portera mon nom
marque le temps qu’il restera dans mes bras lendemain
("Geremia 1111")

(22/12/2021)

  • Tracklist
  1. Orso Polare
  2. Castiglione
  3. OH LÀ LÀ!
  4. Créatures de la Nuit
  5. Geremia 1111


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