London Grammar

Californian Soil

2021 (Ministry Of Sound) | art-pop, ambient-pop

Il più importante passo compiuto dai London Grammar nei quattro anni che hanno separato il precedente "Truth Is A Beautiful Thing" dal nuovo album "Californian Soil" è la decisione interna di attribuire (finalmente) a Hannah Reid i gradi di leader del sodalizio. Stanca del fatto di non individuare nel terzetto completato da Dan Rothman e Dot Major una figura cardine in grado di gestire, raccogliere ed elaborare le idee di tutti, la stessa Reid ha deciso che la posizione andava inderogabilmente coperta e che quel ruolo spettasse a lei, con felice accondiscendenza dei compagni che hanno dovuto solo omologare ciò che era da sempre stato molto chiaro nei fatti.
Tale presa di posizione ha avuto il pregio di sdoganare le dinamiche dei London Grammar, lasciando alla Reid piena libertà autoriale nel focalizzare le nuove canzoni su argomenti legati al concetto universale dell'essere donna al giorno d'oggi.

I gravi problemi (fortunatamente rientrati) sorti alla voce della Reid hanno portato la band di Nottingham a ritirarsi in studio per dare un'ideale progressione a quelle sonorità troppo rigorose e a tratti mielose del disco precedente. L'impegno profuso ha consegnato nuova linfa ai solchi di "Californian Soil", avanzando verso territori più intriganti e aperti a un dream-pop che strizza maggiormente l'occhio all'ambient, all'elettronica e persino alla dance, riprendendo alcuni passi già tracciati nell'ottimo "If You Wait" del 2013.
La cartina di tornasole, in tal senso, è rappresentata dal trascinante portamento di cui si compone "How Does It Feel", una sorprendente traccia guidata da un inesorabile controtempo di basso à-la Daft Punk che, pur non arrivando ad assumere smaccate sembianze danzerecce, si è già prestata a due succulenti remix prodotti dal dee-jay inglese Cliff Martinez e dal compositore statunitense Paul Woolford.
I singoli apripista "Baby It's You" e "Lose Your Head" si collocano su un percorso più familiare, nel quale la similitudine con il carisma sprigionato da Florence Welch riaffiora con personali sfumature: vocalità ineccepibile e strumentazione sobria, il tutto riunito in arrangiamenti e produzione impeccabili, seppur allargati a battute più incisive e riff di chitarra lasciati volteggiare in libertà.

La title track - un gioco di parole elaborato sul classico funk-soul "California Soul" dei Messengers - conserva le amate atmosfere trip-hop dei Massive Attack di "Teardrop", fragranze dalle quali non dissente la successiva "Missing".
Discorso a parte merita "America", quattro onesti minuti nei quali la Reid esplora la bellezza nascosta, grezza e radicata di un paese imperfetto: un luogo che ha promesso speranze e sogni a tanti, non sempre esaudendoli. Un lento cammino che arde e spezza il cuore, mettendo in risalto la capacità dei London Grammar di essere enfatici senza manierismo.

Con una Reid leader ufficiale del branco, in "Californian Soil" i London Grammar dimostrano di non essere più i tre timidi ventenni tecnicamente ineccepibili, talvolta un po' troppo ridondanti. Le stucchevolezze dell'album precedente sono un ricordo sbiadito (non del tutto esaurito). La macchina è ora ben calibrata, proiettata con coraggio a soddisfare ambizioni che provano a sconfinare dalle cerimoniosità alle quali hanno, spesso, ceduto nel recente passato.

(19/04/2021)

  • Tracklist
  1. Intro
  2. Californian Soil
  3. Missing
  4. Lose Your Head
  5. Lord It's A Feeling
  6. How Does It Feel
  7. Baby It's You
  8. Call Your Friends
  9. All My Love
  10. Talking
  11. I Need The Night
  12. America




London Grammar su OndaRock
London Grammar on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.