Midnight Sister

Painting The Roses

2021 (Jagjaguwar) | art-pop

Originale messa in opera anti-pop, quella del duo Midnight Sister: lei, Juliana Giraffe, artista multimediale e regista; lui, Ari Balouzian, produttore (Alex Izenberg, Tobias Jesso), compositore, arrangiatore e frequentatore assiduo sia del cantautorato che delle più complesse architetture modern classical.
Ari e Juliana mettono subito in chiaro quali siano i punti nodali dell’intelligente provocazione art-pop del progetto. Sono di fatto le colonne sonore di Jon Brion e Angelo Badalamenti, nonché le musiche dei film della Hollywood degli anni 70, le fonti d’approvvigionamento per l’ardito substrato d’archi, sul quale si adagiano performance vocali inebriate dall’estetica glam della disco-music e da quel mondo sotterraneo che faceva capolino nei B-movie dell’era d’oro della cinematografia americana.

“Painting The Roses” è un disco nel quale è facile perdersi, così ricco di spunti da poter intimidire anche un fan dei Foxygen, gruppo quest’ultimo con il quale i Midnight Sister condividono quel citazionismo sagace e disincantato che tanto piace agli appassionati della simulazione alt-pop.
La formula collaudata già nell’esordio “Saturn Over Sunset” è riproposta senza particolari novità, fatta eccezione per una minore incisività dei refrain e dei ganci melodici, disseminati con la consueta stravaganza. Il duo, pur ambendo alla genialità di Van Dyke Parks (“Satellite”), a volte deve però accontentarsi della pur creativa bizzarria dei Fiery Furnaces (“Escalators”, “Tomorrowland”).

E’ la voce di Juliana Giraffe, la vera protagonista di queste dodici miniature art-pop. Una voce policroma e stilisticamente inclusiva, dal piglio interpretativo lievemente barocco, sia quando al centro dell’intenso svolazzare di archi della stilosa “Doctor Says” accenna alle sue origini argentine, sia quando intona con fare da chanteuse una melodia d’antan su languide pedal steel e il suono dell’ukelele in “Song For The Trees”.
L’intelligente gioco delle citazioni domina l’humus lirico delle dodici tracce. Spesso all’interno di un sol brano si uniscono più anime sonore, antiche e moderne, con un fare incestuoso, lasciandosi alle spalle sbigottimento e illecito piacere, ed ecco i Beatles di “Something” riletti in chiave glam in “Foxes”, o i Velvet Underground di “Sunday Morning” depauperati della veste diabolica per una rilettura sacrale e sacrilega in “Wednesday Baby”.

Altrove i Midnight Sister si dilettano con le dissonanze disco, dissimulate sotto una coltre di atmosfere in stile Roxy Music (“Limousine”) o più esplicitamente camp nell’agglomerato di riff dance di “Sirens”, contrapponendo a tanta leggerezza le atmosfere dream-pop di “Dearly Departed” o l’ambiziosa teatralità post-romantic di “My Elevator Song”, rasentando il plagio di “Living Thing” degli Electric Light Orchestra in “Escalators”.

In fin dei conti, “Painting  The Roses” è l’ennesimo gioco di inganni e seduzioni che anima la musica pop-rock dagli anni 80 in poi, solo che Ari Balouzian e Juliana Giraffe mettono in scena una rappresentazione musical-cinematografica svelandone subito trucchi e falsità, ma con un candore e una sagacia che rendono la già nota pietanza gustosa e per molti versi affine a un surreale luna park dell’iconografia pop-rock dell’ultimo secolo.

(22/01/2021)

  • Tracklist
  1. Doctor Says
  2. Satellite
  3. Foxes
  4. Sirens
  5. Escalators
  6. Dearly Departed
  7. Tomorrowland
  8. My Elevator Song
  9. Wednesday Baby
  10. Limousine
  11. Song For The Trees
  12. Painting The Roses






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