Parrots

Dos

2021 (Heavenly) | alt pop-rock, garage

Ce li ricordavamo brutti, sporchi e cattivi (oltre che amabilmente “svitati”) i madrileni Parrots, tanto che con il weird-garage dell’esordio "Los Ninos Sin Miedo" uscito nel “lontano” 2016 potevano costituire una sorta di risposta europea ai Black Lips, come per certi versi i nostri connazionali Bee Bee Sea; ma se la band italiana è rimasta fedele alla linea di un sound monolitico e coerente, gli spagnoli tentano, complice probabilmente la produzione del tastierista degli Horrors Tom Furse (poi interrotta causa pandemia), un a tratti discutibile restyling con questo seguito intitolato semplicemente “Dos”.

 

Fin dalla traccia d’apertura i segni del cambiamento emergono lievemente in una vena psichedelica attenuata e meno eccentrica (come se i nostri si fossero rivolti a un nuovo pusher meno fornito o avessero direttamente optato per il cbd) nell’affondo cinico di “You Work All Day And Then You Die” che potenzialmente potrebbe planare verso galassie kraut, ma finisce per schiantarsi in una pur piacevole giostra alt-rock. Ma il problema non è tanto nel diverso taglio psych, quanto in un approccio inizialmente quasi ruffiano rispetto a quello selvaggio e sgangherato del debutto, che si esplica nell’utilizzo di espedienti da voltafaccia clamoroso come l’autotune nel ritornello (già “piacione” di suo) di “Maldito” o nell’ammiccare soul-pop di “Lo Dejarìa A Todo” arrangiato con piano, sax e corredato da coretti melliflui, tutti elementi apparentemente stridenti col loro passato.

Quando poi parte “It’s Too Late To Go To Bed”, un electro-funk a due passi dalla dance che nonostante tutto potrebbe finire in qualche improbabile playlist da dancefloor pseudo-alternative, si avverte quasi la certezza che i Parrots che avevamo apprezzato ce li siamo definitivamente giocati; fortunatamente veniamo subito smentiti dai riff distorti di “Nadie Dijortu Que Fera Facil” (con inedito intermezzo rap) e “How Not To Be Seen”, brani magari non all’altezza del virtuosismo psicotico dei Thee Oh Sees, ma abbastanza ficcanti e in linea con le origini garage-punk della band. In realtà questa svolta pop, con la perdita dell’attitudine lo-fi in favore di una maggiore attenzione alla melodia, non necessariamente va intesa in termini del tutto negativi, tanto che a tratti la band colpisce comunque nel segno come in “Just Hold On”, una sorta di “In The Morning” col passo sbilenco dei Pavement o nella conclusiva “Romance”, motivetto frizzante e rinfrescante ancora degno dei Black Lips più light.

 

Al netto di una buona dose di coraggio nello sperimentare soluzioni nuove per i loro standard che potrebbero ampliare il range del pubblico potenziale, i Parrots lasciano con questo “Dos” una sorta di disorientamento nei seguaci della prima ora, ma alla parziale delusione degli ascoltatori e peggio ancora degli addetti ai lavori li vediamo idealmente rispondere con “no me importa nada” come nell’infettivo ritornello pop-punk di “Fuego”, magari con un ghigno beffardo e il terzo dito alzato.
In definitiva, posto che in generale si possa ancora apprezzare la loro proposta musicale, prendiamo atto del fatto che i Parrots, pur rimanendo a tratti sé stessi si sono evoluti perdendo in buona parte il carattere weird che ce li ha fatti amare contraddistinguendoli nel panorama internazionale: prendere o lasciare.

(03/08/2022)

  • Tracklist
  1. You Work All Day And Then You Die
  2. Just Hold On
  3. Maldito (feat C. Tangana)
  4. Lo Dejaría Todo
  5. Don’t Cry
  6. It’s Too Late To Go To Bed
  7. Nadie Dijo Que Fuera Fácil
  8. Fuego
  9. Amigos
  10. How Not To Be Seen
  11. Romance (feat Los Nastys)
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