Peste Noire

Le retour des pastoureaux

2021 (La Mesnie Herlequin) | folk, black metal, neofolk

La peste nera è tornata rimestando in uno sporco (neo)folk medievaleggiante, corrosivo e non conforme. La creatura di La Sale Famine de Valfunde, all'anagrafe Ludovic Van Alst, da tempo ha fatto evolvere il proprio black metal in qualcosa di musicalmente e concettualmente "altro". Al pari degli svedesi Shining, i Peste Noire si riconoscono dalle primissime note per il gusto dell'estremo, dello sberleffo e della provocazione al vetriolo.
Non aspettatevi brutte copie dei Darkthrone, Famine non ha mai avuto paura di forzare i limiti del genere metal. Folk, rap, "chanson de geste", citazioni di François Villon e Charles Baudelaire si mescolavano nel candelone di un metallo nerissimo e dai tratti sciovinisti. Album di frontiera come "La Chaise-Dyable" e "Peste Noire - Split - Peste Noire" o li si ama o li si odia. Non ci sono vie di mezzo.

"Le retour des pastoureaux" è un album pensato e scritto in un momento di fortissime tensioni sociali, in Francia come tutta Europa. Messe da parte le incursioni in territori rap, qui i Peste Noire trovano un nuovo (dis)equilibrio tra elementi folk che evocano antiche ballate medievali, grinta punkeggiante (ovviamente di matrice R.A.C.) e sfuriate black metal. A far da trait d'union solo le urla disumane di Famine, la cui voce versatile è capace di cambiare repentinamente registro alla bisogna.

Dall'intro medievale di "La bataille de Sarcelles" si passa alla furia di "Chiendent", brano epico che ricorda il loro album capolavoro "Ballade Cuntre Lo Anemi Francor". La melodia prevale sulle sfuriante di metallo nero ma indubbiamente il tutto funziona nel caotico mondo creato dai Peste Noire.
La successiva follia escrementizia che prende il nome di "Cacatov" mostra il lato più sarcastico e strafottente di Famine, un hooligan che non si ferma davanti a niente e nessuno. Segue la melodia di "Les jolies cannes", uno dei brani più interessanti, se pur lontanissimo da sonorità black metal.

Nella traccia "Haut les schlass!" e nella successiva "Blues arverne" si torna alla carica con una sorta punk-folk non conforme. Si evocano evoca castelli medievali messi a ferro a fuoco da contadini in rivolta. L'affascinante voce femminile di La Faucharde chiude la carica di "Blues arvene" per poi tornare anche nel finale dell'ultimo brano, "Lettre à personne". Quest'ultima è una bellissima ballata acustica di stampo neofolk che ci parla di lotta nelle periferie e nei sobborghi di Francia. Del resto, Peste Noire ha fatto uscire in contemporanea a "Le retour des pastoureaux", anche un disco dal vivo interamente in acustico, "Acoustic Live, Kiev". Quest'ultimo è stato pubblicato solo in formato vinile e contiene l'esibizione tenutasi all'Asgardsrei di Kiev nel 2018.

"Le retour des pastoureaux" ci mostra l'evoluzione di un progetto che travalica i limiti del black metal per approdare a una sorta di ferale neofolk.

(19/10/2021)

  • Tracklist
  1. La bataille de Sarcelles
  2. Chiendent
  3. Cacatov
  4. Les jolies cannes
  5. Haut les schlass!
  6. Blues arverne
  7. Lettre à personne
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