Snowdrops

Inner Fires

2021 (Forwind) | electroacoustic, post-classical

Archiviate le contaminazioni culturali/geografiche del progetto Theodore Wild Ride in collaborazione con il suonatore di oud Ophir Levy, si rinnova il sodalizio artistico tra Christine Ott (Yann Tiersen, Tindersticks) e Mathieu Gabry. A un anno dall’ottimo “Volutes”, i due musicisti pubblicano un nuovo tassello a firma Snowdrops, provando a spingere la formula di questo atipico chamber duo verso territori ancor più sperimentali.

“Inner Fires” – pensato come una sceneggiatura cinematografica incentrata sul vivere contemporaneo in una società sempre più complessa e distopica – riparte dai presupposti del lavoro antecedente mutandone parzialmente forma e risultanze. L’intenso dialogo tra partiture modern classical e modulazioni elettroniche rimane il fulcro della narrazione, ma tende qui a strutturarsi secondo un intreccio più viscerale e meno legato a un processo di produzione pienamente controllato. Lungo l’intero flusso narrativo le due componenti si confrontano generando un continuo contrasto tra melodie luminose affidate al solo piano – assente è la viola di Anne-Irène Kempf - e frequenze sintetiche sempre più cupe, fino a divenire rumorosamente opprimenti.

Da questo costante contrappunto scaturiscono quattro itinerari espansi, coesi per atmosfera ma eterogenei nella formulazione sonora. La prima metà del lavoro è interamente incentrata sul confronto tra pianoforte e onde Martenot. In “Elevation” il dialogo si presenta intensamente elegiaco fin quando non si infrange su un crescendo inquieto, mentre in “Egopolis” plasma una drammaturgia introspettiva carica di una tensione profonda che non giunge a deflagrare.
Nella seconda parte si registra la scomparsa della spettrale magia dell’apparecchio elettrofono che tanta importanza riveste nell’intera produzione della Ott  - il suo “Chimères” dello scorso anno era interamente costruito sul suo suono alchemico - eppure è proprio qui che si rivela la vena più sperimentale di “Inner Fires”. Il pianismo del duo, che abilmente alterna le voci di un prezioso Steinway e di pianoforti digitali ordinari, si fa più ricercato e corposo definendo derive dissonanti in cui – soprattutto nella convulsa “Shadow Society/A Piece Of Freedom” - si incrociano echi della percussività di Cecil Taylor e l’impervia vena improvvisativa di Thollem McDonas.

Tra le pieghe di questa spirale vorticosa appare improvviso, nella conclusiva “Rüptur 47”, l’urlo tagliente della chitarra di Richard Knox, unico contributo esterno a un copione interamente costruito sulla feconda sinergia di due autori brillanti. Un viaggio in musica intenso ed evocativo capace di proiettare istanze classicheggianti verso visioni postmoderne attraverso un fertile processo di ibridazione.

(04/12/2021)

  • Tracklist
  1. Elevation
  2. Egopolis
  3. Shadow Society / A piece of freedom
  4. Rüptur 47
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