Speed Of Sound

Museum Of Tomorrow

2021 (Big Stir) | power-pop, pop-punk

I Speed Of Sound sono la giusta antitesi al fenomeno revival che investe il 90% della produzione attuale, non perché manchino echi gloriosi di un passato associato a quel comune senso di nostalgia che viene tirato in ballo ogni qual volta si vuol denigrare o esaltare una nuova band o un nuovo cantautore/trice, ma perché lo spirito del quintetto inglese è neo-futurista-retrò. E’ infatti un gap temporale quello che contraddistingue la ratio di “Museum Of Tomorrow”, un album diviso non in due facciate ma in due gallerie museali, con tredici "Exhibit", reperti esposti come oggetto di studio per i futuri esploratori della musica pop-rock.

Dal 1989 il chitarrista e vocalist John Armstrong, il tastierista Henry Armstrong (rispettivamente padre e figlio), la chitarrista e cantante Ann-Marie Crowley, il bassista Kevin Roache e il batterista John Broadhurst, ovvero l’attuale line-up della band, abbracciano l’universo della popular music con un piglio che ha la stessa ingenuità del primo rock’n’roll e la natura nichilista del punk.
Il quinto album della band è solo l’ennesimo capitolo discografico di una delle band più divertenti e genuine che abbiate ascoltato dai tempi dei Rubinoos o dei Buzzcocks, una delle poche band che non smentisce le dichiarate premesse stilistiche, ovvero combinare i Sonic Youth con Dusty Springfield, gli Who con i Television, o i Blondie con i Velvet Underground.

“Museum Of Tomorrow” potrebbe benissimo essere spacciato per un greatest hits, le tredici tracce, oops reperti, sono altrettanti concentrati di energia e ricchezza armonica, in queste perle power-pop lievemente psichedeliche rivivono i primi germi (nel senso letterale del termine) del mitico Cbgb (“Opium Eyes”), le geometrie pop-psych dei Television (“Wired And Tired”), l’irriverenza surf/rockabilly dei Raybeats (“Charlotte”) e il lato perverso del power-pop (“Zombie Century”).
Leggerezze beat/hippie degne dei Buzzcocks (“Smokescreen”), fremiti punk-pop alla Xtc (la title track), sghembe citazioni West Coast alla Jonathan Richman (“Impossible Past”) e jangle-pop (“Shadow Factory”) completano un puzzle che a ogni ascolto svela nuove sorprese: il future-pop di “The Day The Earth Caught Fire”, l’affondo melodico di “Virtual Reality (Part 2)”, il brioso twist’n’roll di Leaf Blower“, l’accenno new wave di “Blood Sweat And Tears”.

Il look âgée dei musicisti (ad esclusione del giovane Henry Amstrong) rende ancor più intrigante questo trionfo di composizione, citazionismo vintage, ambiguità, immaginazione e talento. 

P.S. L’edizione in vinile limitata contiene una guida illustrata alla mostra in formato A5 di 16 pagine con testi, adesivi, badge, bottoni e segnalibro.

(20/11/2021)

  • Tracklist
  1. Exhibit A Tomorrow's World
  2. Exhibit B Opium Eyes
  3. Exhibit C Smokescreen
  4. Exhibit D Zombie Century
  5. Exhibit E Wired And Tired
  6. Exhibit F Virtual Reality (Part 2)
  7. Exhibit G Shadow Factory
  8. Exhibit H Impossible Past
  9. Exhibit I Leaf Blower
  10. Exhibit J Blood Sweat And Tears
  11. Exhibit K Charlotte
  12. Exhibit L The Day The Earth Caught Fire
  13. Exhibit M Last Orders




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