Thy Catafalque

Vadak

2021 (Season Of Mist) | prog-metal, folk-metal

Pochi come Tamás Katai possono vantare un ritmo pubblicativo così serrato (siamo a cinque album in sette anni, ma la sua discografia è ben più nutrita) e riuscire a non incidere qualcosa che sia davvero brutto, tirato via. Pochi altri, in effetti, possono godere di uno stile riconoscibile, una cifra immediata, anche in un settore come il metal che alla personalità del singolo ha da sempre lasciato ampio margine. Nuova ricombinazione di un'estetica che assorbe tradizione, elettronica, jazz e quant'altro in un vibrante bouquet stilistico, "Vadak" è il nuovo capitolo di un'avventura che, di volta in volta, pone attenzione su aspetti leggermente diversi, sposta il baricentro quanto basta per non cadere vittima di se stessa. Il tocco? Più variegato e progressivo che mai. Forse però, anche con la dovizia di elementi messi in campo, un pizzico di concisione in più non avrebbe guastato.

Tenute più come incisivo commento atmosferico le ricche evoluzioni elettroniche che pur avevano segnato il passo dell'avvincente "Geometria", con la sua opera numero dieci Katai rimette di nuovo in primissimo piano l'irruenza del suo metal, la forza di riff e chitarre che non hanno mai realmente dimenticato la lezione black degli esordi ("Az energiamegmaradás törvénye" pare quasi scoprire il fianco alle impetuose suggestioni naturaliste dei Negură Bunget), ma che qui sa fare tesoro della propria esperienza, sconfinando in terreni volta per volta diversi.
È così che la ricetta chitarristica di "Vadak" sa spaziare dall'irruenza nu- di una scarica adrenalinica quale "Gömböc" ai caratteri più classici, quasi hard dell'iniziale "Szarvas", senza disdegnare momenti di ispirazione levantina (il melodismo anatolico di "Piros-sárga") o addirittura raffinate aperture nu-jazz (i richiami alla torbida mescola dei Lux Occulta nell'elegante stacco di "A kupolaváros titka", che potrebbe quasi aprire un nuovo corso per il musicista).

Se l'esecuzione non mostra alcun cedimento, mostrando di saper tenere testa alla proverbiale versatilità del progetto, è però la scrittura talvolta a non apparire realmente all'altezza, risultando spesso più un'aggiunta successiva, un contributo ulteriore alle lunghe digressioni sonore del disco. Non che non manchino i bei passaggi: "Zúzmara", col suo fascinoso tocco autunnale e il suo levigato andamento pianistico, compone una ballata di puntuale rigore tradizionale, ben gestito da una limpida voce femminile. Eppure, a prendere un momento quale "Kiscsikó" sono più l'ottimo lavoro compiuto sulle percussioni e i fraseggi gotici alla David Eugene Edwards a lasciare un'impronta, che il tessuto melodico, invero molto fragile. E se "Móló" sa come intessere interessanti armonie folktroniche nel suo curioso andamento progressivo, avrebbe potuto rivelarsi ben più incisiva con un minutaggio ben più succinto.

Poco male, il linguaggio di Tamás Katai è sufficientemente duttile da poter "inciampare" senza farsi male, e le possibilità di ulteriori sviluppi sono ben contenute anche all'interno di "Vadak". Resta da ipotizzare quale sarà la direzione che il metal ibrido firmato Thy Catafalque prenderà.

(18/11/2021)

  • Tracklist
  1. Szarvas
  2. Köszöntsd a hajnalt
  3. Gömböc
  4. Az energiamegmaradás törvénye
  5. Móló
  6. A kupolaváros titka
  7. Kiscsikó (Irénke dala)
  8. Piros-sárga
  9. Vadak (Az átváltozás rítusai)
  10. Zúzmara


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