Tricot

Jodeki

2021 (Cutting Edge) | j-rock, math-pop-rock, post-hardcore

E chi ferma più le Tricot ormai? Alla volta del terzo album in neanche due anni, è evidente come il trascinante quartetto di Kyoto sia stato colto da un'ispirazione fervidissima, tale da portarlo a concepire tre dischi informati dalla stessa matrice math/indie-rock di base, ciascuno però con un'identità ben distinta. Con una copertina che ben testimonia l'ammirazione verso gli Shellac e soprattutto "Excellent Italian Greyhound", "Jodeki" è lavoro che sterza da un lato verso un suono più robusto, dalle fattezze quasi (post-)hardcore, dall'altro gioca la carta di un midtempo dalle fattezze oniriche, in forme che talvolta si avvicinano alla rock-ballad. Se la brillantezza esecutiva e il fiuto per divertenti colpi di scena rimane intatto, il cambio d'abito non sempre presenta al meglio le eccellenti qualità del gruppo.

In un Paese in cui ancora il rock centra le classifiche senza problemi, le Tricot rimangono una delle punte di diamante in materia di competenza tecnica e fantasia compositiva. Questo si palesa immediatamente anche nel loro sesto album, diventando anzi il punto focale nel modo in cui l'inizio di qualsiasi brano viene poi progressivamente trasformato, che sia un cambio di tempo, l'introduzione di dettagli strumentali peculiari, improvvise decelerazioni e altrettanto fulminanti impennate. Concentrarsi su questo dato è al solito elettrizzante: Hiromi Hirohiro disegna col basso linee irresistibili, Yusuke Yoshida è come sempre un mattatore della batteria e Ikkyu Nakajima scansiona i brani con la fantasia istrionica che da sempre ne muove le interpretazioni.
Divertirsi è quindi molto semplice, talvolta gli stessi andamenti melodici catalizzano sorrisi assicurati: ha un che dei Genie High la buffa "Dogs And Ducks", nel modo in cui trasporta il suo nonsense lirico all'interno dell'esecuzione stessa, e gli scatti fragorosi di "Inai" sono capaci di trasformare il melodismo vintage delle Kinoco Hotel in un frizzante saggio hard-pop-core.

È là dove i toni rallentano, dove si cerca un tratto emotivo più marcato, che l'album fatica a lasciare una vera impressione. Per quanto brulicante, con fuzz chitarristici e venature psichedeliche di contorno, "Kayoko" fa ben poco per andare oltre uno stanco melodismo dream-pop. E così pure "Yoru no mamono", che ben attacca col solo binomio voce-chitarra, vede di evolvere in un'alquanto prevedibile ballata che manca sia del pathos di una Ringo Shiina che della potenza di una Superfly.
Forse un pizzico di compattezza in più non avrebbe guastato: indubbiamente le Tricot andranno avanti nella ridefinizione del loro fervido linguaggio musicale, e far breccia con nuovi aspetti del proprio sound male non fa. Che sia però necessario un pizzico di riposo?

(21/01/2022)

  • Tracklist
  1. Itsukusu touku shimasu ma mo naku
  2. Bakuro
  3. Inai
  4. Tissue
  5. Kayoko
  6. Esa ni mo narenai
  7. Dogs And Ducks
  8. Super Summer
  9. Itsumo
  10. Yoru no mamono
  11. Hito yasumi
  12. Jodeki


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