Tune-Yards

sketchy.

2021 (4AD) | indie-rock, pop sperimentale

Allo stesso modo dei vari Grizzly Bear, Dirty Projectors, Animal Collective, anche Tune-Yards rientra tra i reduci di quell'indimenticabile golden age dell’indie fine-Anni-Zero che oggi sembra aver perso ogni quotazione pop. Non dev’essere facile perseverare nello scrivere canzoni e album sapendo che in un passato non troppo lontano c’era gente, tanta gente, che impazziva per la tua musica: un pubblico che oggi si è praticamente disperso, tra chi ha messo su famiglia, ha perduto interesse, oppure è passato al wild side del pop/rap/urban, rinnegando il periodo in cui una recensione tiepida su un blog poteva accendere dibatti infiniti; poi si faceva tutti pace e ci si trovava sotto al palco, o, nei casi più fortunati, in top ten nella Billboard. C’era del fermento, dieci anni fa, e quel fermento oggi non c’è più.
 
w h o k i l l” (2011) rimane un disco imprescindibile, pieno di canzoni elastiche e istrioniche, ricche di colori, fresche. Da lì in avanti, però, nonostante la solida reputazione di live-act di livello, le opere successive di Merril Garbus (1979) hanno sempre mancato dell’appeal necessario a imporsi. Con questo settimo “sketchy.”, sempre pubblicato sotto la 4AD, la sensazione è quella di un disco di St. Vincent prodotto da Beck: vibrazioni funky, campionamenti, suoni angolari, tempi dispari, acrobazie, venature elettro-sintetiche in ogni dove. Appunti per un pop androgino, flessuoso, memorabile quando non trascura l’importanza dell’inciso (“hypnotized”, “hold yourself") in quello che resta, nelle intenzioni, un album di canzoni; un po’ troppo calcolato e freddo in altri frangenti, perdendosi spesso in esperimenti confusi (“nowhere, man”) o frammentari (“homewrecker”).

Non mancano le intuizioni stimolanti, del tipo che a metà album ci sono due canzoni intitolate “silence”, pt. 1 e 2, e la seconda è effettivamente un minuto di silenzio puro, e in generale l'impressione è quella di un’artista consapevole di sé, del suo suono e del suo ruolo nel panorama — cosa non scontata, superati i quaranta e con un passato da musicista “giovane". Manca però un aspetto più importante, vale a dire la capacità di generare e trasmettere entusiasmo, eccitazione. Difficile immaginare nuovi adepti di Tune-Yards sedotti da questo album, un lavoro che testimonia, ancora una volta, la difficoltà di certo indie-rock nel sapersi rinnovare. La domanda, dolorosa ma necessaria, è sempre quella: cosa se ne fa oggi il mondo di un disco così?

(14/04/2021)

  • Tracklist
  1. nowhere, man
  2. make it right
  3. hypnotized
  4. homewrecker
  5. silence pt. 1 (when we say "we")
  6. silence pt. 2 (who is "we"?)
  7. hold yourself.
  8. sometime
  9. under your lip
  10. my neighbor
  11. be not afraid.


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