W. H. Lung

Vanities

2021 (Melodic) | alt-rock, new wave, edm

Molti artisti hanno trasformato le circostanze imposte dal blocco causato dalla pandemia in opportunità, sfruttando positivamente, per quanto possibile, quel senso imposto di calma liberato talvolta da veementi ondate d’ansia, quasi sempre con risultati che hanno rispecchiato l’introspezione, la paura o, nei casi più mansueti, la quiete di un mondo che stava cercando di tirare un lungo e fiducioso respiro.
I mancuniani W.H. Lung, ora consolidatisi in quintetto, si sono impegnati nella costruzione del nuovo materiale posizionandosi all’estremo opposto di tale concetto, approdando a “Vanities” - il loro secondo full length - con un modus operandi con cui piuttosto che riprodurre comprensibili situazioni di riflessione hanno dato sfogo a quell’antitetica volontà di perdere ogni freno inibitorio, alla ricerca della gioia collettiva latente in ogni individuo costretto a vivere tra quattro mura.

"Vanities" è anche un disco dai testi ambigui, che mette in contrasto le forti preoccupazioni legate al periodo con la ricca vitalità sonora sulla quale è radicato, fendendo l’atmosfera con ritmi in staccato, liquide sequenze di sintetizzatori e chitarre affilate come rasoi, succosi ingredienti coadiuvati dal falsetto di Joe Evans (leader della formazione insieme al chitarrista Tom Sharkett) e dalla vocalità zuccherina di Hannah Peace.

L’opener “Calm Down” viaggia a combustione lenta fondendo linee post-punk con intrecci dance innescati dagli spumeggianti synth della Peace, mentre l’avventurosa “ARPi” invoca la ieratica serenità dei santuari e dei templi orientali con le sue dilatate cadenze motorik.
"Somebody Like", impegnata in elucubrazioni inconsce ai limiti della schizofrenia, abbraccia dinamiche mutevoli, tra rumore e silenzio, spezzate da un nucleo che è una vera staffilata dritta sui denti, finché eleganti brezze eighties si diffondono nelle oscure oscillazioni di “Showstopper” (con il featuring di Softlizard) e tra i deliziosi riff chitarristici che Sharkett cesella per “Gd Tym”, un breve ma trascinante capitolo che sanguina d’emozione e sostanza.
Le volubili dicotomie à-la Lcd Soundsytem del singolo “Pearl In The Palm” forgiano una tentacolare sequenza da dancefloor per palati educati, identificandosi come l’ineccepibile anello di congiunzione tra i vecchi e i nuovi W.H. Lung.

Le differenze tra “Vanities” e il disco d’esordio sono sostanziali. Dove “Incidental Music” rappresentava una sorta di sofisticato disordine accompagnato dall’indice analitico, strutturato tra elettronica, kraut-rock e synth-pop, quest’atteso secondo album è una celebrazione vigorosa ma malinconica della vita, in cui gioia, tristezza e ansia sono legate in simbiosi tra flashback new wave e ispirazioni Edm.
Il risultato è pregevole, una scossa che appare finalizzata verso un obiettivo più definito rispetto al passato: un fattore che per i W.H. Lung potrebbe segnare davvero una svolta significativa.

(12/10/2021)

  • Tracklist
  1. Calm Down
  2. Gd Tym
  3. Pearl In The Palm
  4. Ways Of Seeing
  5. ARPi
  6. Showstopper  feat. Softlizard
  7. Figure with Flowers
  8. Somebody Like
  9. Kaya




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