Visionist

A Call To Arms

2021 (Mute) | elettronica, drone, avantgarde

Il compositore e produttore londinese Louis Carnell, aka Visionist, giunge al terzo lavoro discografico dal titolo “A Call To Arms”, il primo pubblicato per la storica etichetta inglese Mute. Allontanandosi progressivamente dalle sonorità clubbing più disincantate che avevano caratterizzato i primi due album – "Safe" (2015) e "Value" (2017) - il nuovo progetto si distingue per ritmiche più aspre e stridenti. Scenari costruiti su linee di sintetizzatori cupe e sconcertanti hanno sostituito i briosi campionamenti degli esordi, abbracciando per la prima volta il calore della vocalità e identificando il contributo di collaborazioni che, rispetto al passato, si mostrano più focalizzate sull’obiettivo.

Riprendendo il pensiero coniato dal compianto Mark Hollis, impegnatosi nell’oscura ricerca di far vibrare gli spazi forgiati dal silenzio, Carnell ne ha carpito l’accezione teorica non tanto per elaborare una personale versione del minimalismo post-rock dipinto dal principale autore dei Talk Talk, ma per decodificare la ricchezza intellettuale che si cela nei lassi d’assenza di rumore, traendone essenziale fonte d’ispirazione.

L’opener "By Design" è attraversata da interstizi di staticità spezzati dal ribelle clarinetto di Ben Romans Hopcraft (Childhood, Insecure Men), ariose trame di chitarra e voce morbida, mentre "Form" si insinua come una marcia verso ambienti di art-pop post-industriale grazie alle caustiche note della chitarra di Wu-Lu e a un ritmo lento e scattante che incornicia il testo di Carnell, incentrato su varie tematiche quali l'incertezza e il desiderio, accentuate ulteriormente dall’intensità lirica di Lisa E. Harris.
La siderale "The Fold" propone il toccante duetto con Haley Fohr (Circuit Des Yeux), spezzato dal minimale pianoforte governato da Matthew Bourne, che si pone in contrasto con il turbinio disorientante di "Winter Sun" costituita da sinistre texture vaporwave, canti gregoriani e dal sassofono cangiante di Ben Vince, che accompagna emozionanti messaggi di speranza narrati da Carnell.

Il pioniere giapponese della noise KK Null aggiunge uno stridulo feedback all'inizio di "Allowed To Dream", brano dall’incipit complesso e tagliente ma che gradualmente si addolcisce su pacifiche orditure d’elettronica dilatata.
L'epica "Nearly God" parte con una distorsione incendiaria sostenuta da una ritmica fragorosa, che d’improvviso si squaglia e termina con macabri suoni di campane sferzate da voci spettrali, così come "Lie Digging", dove una grintosa miscela avant-techno riecheggia le astratte sonorità provenienti dalle release prodotte dall’etichetta indipendente Opal Tapes, al contempo impreziosite dagli scoppiettanti loop di batteria generati da Morgan Simpson dei Black Midi che pompano sotto un imperterrito ronzio di glitch meccanici.
Il disco si conclude con il mellifluo pianoforte di “Cast”, una gemma piena di dettagli nascosti declinati con fluidità, simili a onde magnetiche che accedono e si allontanano repentinamente.

Grazie agli affascinanti paradossi che lo contraddistinguono, “A Call To Arms” segna chiaramente un punto di svolta creativa; frammentario, incoerente, abrasivo, l’album è conformato per un ascolto che lascia da parte la quotidianità per ingaggiare un confronto su considerazioni più articolate.
Visionist si è messo a nudo in modo implacabile, con ballate d’avanguardia elettronica ormai spogliata dalle classiche velleità dance e idonee a strutturare intervalli dove posizionare le proprie ombre esistenziali.

(09/03/2021)

  • Tracklist
  1. By Design
  2. Form
  3. Allowed To Dream
  4. Nearly God
  5. A Born New
  6. The Fold
  7. Lie Digging
  8. Winter Sun
  9. Cast


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