AURORA

The Gods We Can Touch

2022 (Decca / Glass Note) | elettropop, folk-pop, alt-pop

Sebbene alle nostre latitudini non sia ancora molto chiacchierato, quello di Aurora è un nome con cui il pop contemporaneo deve iniziare a fare i conti. Classe 1996, originaria di Stavenger in Norvegia, la giovane chanteuse macina numeri importanti sia in termini di vendite che di streaming (per alcuni brani parliamo di centinaia di milioni di riproduzioni) sin dal 2012, anno in cui, giovanissima, ha iniziato a rilasciare i primi singoli.

Circa dieci anni dopo, in questo inizio di 2022, la troviamo alle prese con l'uscita del suo quarto Lp. Nel frattempo i dischi precedenti sono diventati dei cult e le hanno garantito numerosi premi, ha registrato "Into The Unknown", hit di fama internazionale scritta per la colonna sonora di "Frozen 2", è diventata una celebrità di TikTok e Billie Eilish, molto probabilmente la più importante giovane popstar mondiale del momento e del mondo, ha dichiarato che la sua "Runaway" è senz'altro uno dei brani che l'hanno spinta a fare musica. Chiamalo se vuoi endorsement.

I dischi precedenti della cantautrice dagli occhi di ghiaccio puntavano chiaramente a un collocamento lirico nel calderone della lotta per i diritti della comunità LGBT. Ottenuto questo posizionamento, questa volta Aurora mira dritto al cuore, aprendo lo scrigno delle sue memorie e quello dei suoi tormentosi sentimenti.
Musicalmente ci troviamo ancora una volta di fronte a quel synth-pop che le è valso paragoni importanti con artiste nordiche quali Susanne Sundfor e Robyn, nonché alla capacità di amalgamare l'elettronica con evocativi spunti folk che ce la fanno accostare invece a Natasha Khan, con l'ovvia differenza che mentre Bat For Lashes guarda al Medio Oriente e al Sud-Est asiatico, Aurora si concentra sul gelo ancestrale della sua Norvegia - come nella misteriosa "Heathens" che, tra percussioni tribali e rintocchi di clavicembalo, ci trasporta in una gelida e brumosa foresta scandinava.
Tra i brani più legati al folk e a un approccio più atmosferico troviamo "Everything Matters" e la sospirata "Inhale Exhale", cantata come una malinconica sirenetta che nuota tra le onde disegnate dagli archi. Comunque intrise di malinconia, ma più arzille "Giving In To The Love" e "You Keep Me Crawling" sfoggiano synth dai bassi possenti e ritornelli liberatori, e popoleranno numerose playlist sia indie che mainstream.

L'esperienza con i Chemical Brothers, per i quali Aurora ha cantato ben tre brani di "No Geography" del 2019, si fa sentire nei momenti più supersonici e segnati dall'elettronica. Come "Cure For Me", ma soprattutto la micidiale "The Innocent", guidata da un pianoforte house killer che invoca remix per il dancefloor.
La summa del lavoro è probabilmente la melodrammatica "A Dangerous Thing", nella quale vengono fuori tutta la flessuosità vocale della nostra e la sua visione conturbante dell'amore.
Della qualità di scrittura e delle capacità di esecuzione di Aurora già sapevamo, quello che stupisce, in "The Gods We Can Touch", è invece la padronanza mostruosa con la quale la cantautrice ventiseienne domina ormai ognuna delle sue influenze e spazia da un registro all'altro, da Kate Bush ("Blood In The Wine") a Madonna ("Cure For Me").

(26/01/2022)

  • Tracklist
  1. The Forbidden Fruits of Eden
  2. Everything Matters feat. Pomme
  3. Giving In To the Love
  4. Cure For Me
  5. You Keep Me Crawling
  6. Exist for Love
  7. Heathens
  8. The Innocent
  9. Exhale Inhale
  10. A Temporary High
  11. A Dangerous Thing
  12. Artemis
  13. Blood In the Wine
  14. This Could Be a Dream
  15. A Little Place Called the Moon


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