Bear's Den

Blue Hours

2022 (Communion) | soft-folk, indie-pop

Il quarto album dei londinesi Bear's Den “Blue Hours” (quinto, se consideriamo “Fragments” del 2020, inciso a metà con Paul Frith) non è un capolavoro ma uno di quei dischi che ti entrano comunque dentro. Bisogna però auto-imporsi di ascoltarlo almeno sei o sette volte perché ciò accada, dato che al primo giro il rischio di annoiarsi è forte, e non per mancanza di ritmo o monotonia, ma proprio per il fatto che le dieci canzoni che compongono la scaletta sono studiate appositamente per rilassare; una sorta di antidoto allo stress molto simile a quello proposto ad esempio, già a partire da inizio anni Duemila, dai norvegesi Kings Of Convenience. In quel caso l'effetto anestetico era accentuato dalla predominante dimensione acustica, qui invece gli arrangiamenti sono ricchi e voluminosi ma il risultato non è poi tanto diverso.

 

Il gruppo attualmente è composto dai soli Andrew Davie alla voce e dal polistrumentista Kevin Jones, due ragazzotti barbuti di una certa stazza formatisi alla scuola indie-folk della Communion Records. L'etichetta venne fondata nel 2006 dallo stesso Jones assieme a Ben Lovett dei Mumford And Sons e produce, oltre a questo disco, anche la maggior parte dei lavori di Ben Howard, George Ezra, Nathaniel Rateliff, Sam Fender e Bastille. Ora quella reputazione di “folk-band” guadagnata sin dal debutto “Islands” (2014) sembra decadere in favore di una maggior enfasi sui sintetizzatori a scapito del tradizionale banjo-sound, inoltre, a differenza dei loro compagni di scuderia, i Bear's Den si sono da sempre contraddistinti per un approccio più intimista e riflessivo, che fa leva su melodie dolci, morbide infarinature di chitarra e piano e liriche di straordinaria complessità emotiva.

I want you
and all the shadows that walk beside you
(“Shadows”)

Nel recente passato si erano già occupati di alcolismo (col singolo “Hiding Bottles” del 2019), questo “Blue Hours” invece è un concept sulla depressione, come suggerisce il titolo, che prende spunto sia dal nome di un hotel marocchino in cui il gruppo ha realmente soggiornato sia dall'espressione anglofona utilizzata per indicare i “momenti no”.
Ansia di guarigione, riscatto e invito alla risalita si traducono, a livello sonoro, in alcuni passaggi di assoluta brillantezza: la traccia d'apertura “New Ways” cresce gradevolmente come un messaggio di speranza, la title track “Blue Hours” scaccia i demoni interiori con linee di basso e drum-machine tambureggianti (“Don't act like you're so hard to find/ I know where you hide”) mentre la toccante “Selective Memories” racconta la storia vera della demenza senile della madre di Davie (da tempo alle prese con l'Alzheimer, i toni sono dimessi ma non affranti). La ballata “Shadows” (archi di Sally Herbert) è il brano che affronta più esplicitamente il tema principe della salute mentale di cui entrambi hanno sofferto durante la pandemia, quando, alla ricerca di una via d'uscita, hanno deciso di collaborare con un ente di prevenzione al suicidio. “Frightened Whispers” alterna invece parti vocali leggere e disimpegnate al sax vibrante di Matt Douglas (un altro dei tanti musicisti guest che rimpinguano spesso la line-up ufficiale sia in studio che dal vivo).

Tra le highlight sicuramente anche “Gratitude”, che rielabora in chiave elettronica il dolore come accettazione e ringraziamento per ciò che rimane piuttosto che lamentare cosa si è perso, mentre il singolo di traino “All That You Are” (circola in radio dallo scorso novembre) rimette a nuovo uno dei loro primissimi spartiti già eseguiti in un tour americano di una decina di anni fa. Chiudono il cerchio l'ottimo rock andante “Spiders” (“I ragni strisciano nella mia mente, riproducono immagini che non posso annullare”), “On Your Side” (ancora sull'alcol) e la lenta “All The Wrong Places”, che conclude con garbo un riuscito compendio di emozioni e umanità (“Se ho bisogno di te so esattamente dove trovarti”).
Ciliegina sulla torta, Andrew Davie e Kevin Jones sono diventati da poco genitori: la tana dell'orso pullula di nuova vita e buoni propositi per il futuro, “Blue Hours” è un manuale su come raccogliere i cocci del quotidiano e superare le proprie debolezze, magari con l'aiuto di una mano amica. Da ascoltare a scopo terapeutico, leggere con attenzione il foglietto dei testi.

(15/06/2022)

  • Tracklist
  1. New Ways
  2. Blue Hours
  3. Frightened Whispers
  4. Gratitude
  5. Shadows
  6. All That You Are
  7. Spiders
  8. Selective Memories
  9. On Your side
  10. All The Wrong Places
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