Brad Mehldau

Jacob's Ladder

2022 (Nonsuch) | jazz fusion, progressive rock

“Il prog è stato la musica della mia infanzia, prima che scoprissi il jazz. Faceva il paio con la fantasia dei libri di fantascienza che leggevo, ed è stato la mia porta d’accesso alla fusion di Miles Davis, Weather Report, Mahavishnu Orchestra. Il jazz condivideva col prog un più ampio raggio espressivo e ambizioni di più larga scala rispetto alla musica rock che conoscevo allora”. Così Brad Mehldau, fra i principali nomi del pianoforte jazz a livello internazionale, sulla pagina Bandcamp del suo nuovo album, uscito a metà marzo per Nonesuch. Un tributo al progressive rock di ieri ma anche di oggi, registrato con un cast di tutto riguardo comprendente l’instancabile batterista Mark Guiliana (noto anche al pubblico rock per il suo ruolo in “Blackstar”) e il sassofonista Joel Frahm (con lui anche nel riuscito “Finding Gabriel” del 2019).

Mehldau non è nuovo al costume delle cover di classici rock: negli anni, anzi, si è guadagnato una certa notorietà in ambito pop grazie a ottime reinterpretazioni di brani di Beatles, Radiohead, Beach Boys, Nick Drake, Nirvana. Spesso inoltre ha lavorato su album “a tema”, e in questo caso ha scelto di combinare le due ispirazioni in un lungo disco che unisce riletture di brani noti e composizioni personali. La scelta delle prime è caduta su artisti dal sound tagliente: Gentle Giant, Rush e — decisione che ha sorpreso i fan — Periphery, paladini del recente filone djent.
Tre i brani oggetto di rilettura: la labirintica “Cogs In Cogs” per i britannici, il superclassico “Tom Sawyer” per i canadesi e “Racecar” per gli statunitensi. In tutti i casi il trattamento è tutt’altro che didascalico: oltre alla riproposizione tutto sommato fedele di temi vocali e passaggi chiave, la scaletta prevede espansioni e riprese che trasfigurano i brani e li conducono in territori decisamente distanti rispetto agli originali. Estremi in particolare i casi di “Tom Sawyer”, un cui frammento vocale è ripetuto e ripetuto e ripetuto nella placida traccia introduttiva “maybe as his skies are wide”, e del brano dei Periphery, accostato a un testo in portoghese e trasformato da trabordante math-metal a jazz acustico, suadente e intimistico.

Tra una cover e l’altra, c’è ampio spazio anche per le composizioni originali di Mehldau, fra cui svetta il quasi brutal prog di “Herr Und Knecht”: voce gridata, batteria pestona, distorsioni varie e sax obliquo, per un clima claustrofobico solo parzialmente stemperato da occasionali e più ariosi passaggi sintetici. Meno entusiasmante la title track, divisa in tre parti comprensive di recitativi a tema biblico, poliritmi assortiti e scream dall’aria ampiamente gratuita. La conclusiva “Heaven” riesce invece nel gioco ascensionale indicato dal titolo, giocando sul timbro cristallino dell’arpa e ripescando lungo la via qualche verso da “Starship Trooper” degli Yes.
Non tutti i brani riescono in modo convincente a indovinare quell’irresistibile mix di sperimentazione, evocazione e orecchiabilità che anima il miglior progressive. Forse però non era questo l’obiettivo di Mehldau. Certamente del genere ha saputo cogliere la passione per i timbri sorprendenti e le possibilità della strumentazione elettronica: nell’album figura una ventina abbondante di diverse tastiere, tra cui gli storici Moog, Mellotron, Hammond, Wurlitzer e Rhodes ma anche altre leggende di epoche successive, a marchio Roland, Yamaha, Korg, Dave Smith, E-mu…

“Jacob’s Ladder” è un album appassionato, reso gradevole dal tocco da fuoriclasse che gli amanti di Brad Mehldau ben conoscono. È anche l’occasione per incontrare le splendide voci delle cantanti Luca van den Bossche, Safia McKinney-Askeur e Becca Stevens, che impreziosiscono tanto le rielaborazioni quanto le nuove composizioni. Raramente però il disco suona brillante. Non si sa ben perché, poi, a un qualche punto dei brani capita sempre che, a prescindere da come si sia partiti, ci si senta nel mezzo di “Pyramid Song”. Che per carità, è un pezzo prog stratosferico, ma è anche un po’ limitante, se diventa l’approdo fisso di ogni possibile peregrinazione emotiva.

(08/04/2022)

  • Tracklist
  1. maybe as his skies are wide
  2. Herr Und Knecht
  3. (Entr'acte) Glam Perfume
  4. Cogs In Cogs, Pt. I: Dance
  5. Cogs In Cogs, Pt. II: Song
  6. Cogs In Cogs, Pt. III: Double Fugue
  7. Tom Sawyer (ft. Chris Thile)
  8. Vou Correndo Te Encontrar/Racecar
  9. Jacob's Ladder, Pt. I: Liturgy
  10. Jacob's Ladder, Pt. II: Song
  11. Jacob's Ladder, Pt. III: Ladder
  12. Heaven: I. All Once — II. Like Seeker — III. Würm — IV. Epilogue: It Was A Dream But...


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