Brian Woodbury

Rhapsody & Filigree

2022 (ReR Megacorp) | art-pop

Con “Rhapsody & Filigree”, Brian Woodbury completa la quadrilogia “Anthems & Antithets” aggiungendo un prezioso capitolo a una delle opere più eclettiche e interessanti dell’ultimo decennio. Ottantotto brani che racchiudono al loro interno uno spaccato musicale e creativo talmente ampio da apparire quasi enciclopedico.

 

Difficile definirlo cantautore, Brian Woodbury è un musicista atipico che spazia dall’avant-pop al progressive, dal jazz al country; scrive canzoni per programmi televisivi per l’infanzia e per il teatro, stravolgendo spesso ruoli e canoni di genere. Ha iniziato a produrre canzoni alla giovane età di 11 anni, concentrando gli studi su diversi stili di composizione. Ha frequentato i corsi di importanti autori di commedie musicali, pop e jazz, ha collaborato con Van Dyke Parks e ha dato vita a molte band con le quali ha sperimentato singolari melange latin-jazz e bluegrass (The Variety Orchestra), alt-pop (The Popular Music Group), country (Town & Country) e avant-funk (Some Philarmonic).
Ogni album del musicista di Los Angeles è un ricco scrigno di canzoni dal fascino alieno. Le diciotto tracce che compongono “Rhapsody & Filigree” rappresentano la visione personale di Woodbury della musica progressive e dei Genesis in particolare, ma il puzzle sonoro alt-pop messo in scena ha profonde connessioni con gli Xtc e Captain Beefheart: il sottotitolo dell’album è "art songs".

Quel che attende l'ascoltatore è un viaggio musicale ricco di imprevisti: armatevi dunque di pazienza e di immaginazione, l’arguzia e l’ingegno profuso dal musicista americano non sono facili da metabolizzare con un solo ascolto, ma dopotutto è questo che rende la musica pop-rock così unica.
I 9 minuti di “Theseus Rex” sono un vero tour de force di citazioni e stili: si potrebbero citare un centinaio di artisti senza cadere in errore, ma il pregio di Woodbury risiede nell’abile architettura degli intrecci melodici e ritmici, un concentrato di idee che da sole basterebbero per un intero album: immaginate i They Might Be Giants prodotti da Frank Zappa.

Dietro ogni brano c’è una genesi artistica ben definita, ed è particolarmente divertente la storia che si cela dietro “The Other Brian Woodbury”: il musicista di L.A. ha scoperto sulle piattaforme di streaming l’esistenza di un altro musicista di nome Brian Woodbury, un'omonimia che creava confusione tra i due artisti, ma anziché risolvere il problema coinvolgendo le varie piattaforme di streaming, i due artisti hanno creato ulteriore scompiglio incidendo un brano insieme. Il piglio decisamente più jazz di “The Other Brian Woodbury” è in verità terreno fertile per le elaborazioni strumentali del trombonista dello Utah, coinvolto in questo simpatico e bizzarro duetto.
Ad ampliare il fronte stilistico di “Rhapsody & Filigree” concorre anche il copioso elenco di musicisti coinvolti, spesso lasciati liberi di stravolgere le già complesse e irrequiete composizioni di Woodbury.
La palma del brano più sbilenco e informe spetta al pop in chiave Beefheart di “Two Halves”; è invece ricco di dileggi etno-pop il divertente mix di samba, cumbia e altre delizie da vacanza esotica di “Everybody's Gonna Be The Same”, mentre per la poco sobria “How Soon We Forget, How Long We Remember” il musicista coinvolge suonatori di flauto, mandolino e banjo e uno stuolo di vocalist che intonano una bislacca aria folk.

 

A questo punto, più che tentare di descrivere ulteriormente la genialità di Brian Woodbury è preferibile svelare solo parte delle suggestioni che offrono questi diciotto bignami sonori. Puoi lasciarti cullare dal romanticismo mitteleuropeo aromatizzato da una chitarra spagnoleggiante di “This Golden Hour”, deliziarti con il suono del clavicembalo che introduce le leggerezze pop di “The Day The Music Never Died”, districarti tra le poetiche dissonanze della ballata prog-jazz “Where It Came From” o cedere al fascino da istrione della rocambolesca, grottesca e zappiana “We Are The Sun”.
Inutile affannarsi nella ricerca di appigli sicuri: le canzoni di Woodbury sono l’antitesi del pop radiofonico. Il musicista americano si prende magistralmente gioco degli artisti affamati di successo nella sobria “When Byron Swam”, sbeffeggia i finti intellettuali delle sette note in “Dilettante” e sbugiarda l’avanguardia con una sequenza di ghirigori lirici e vocali dal tono ironicamente aulico e serio in “Murderer”.
Non contento di tanta audacia, cala il sipario sulla monumentale opera prima intonando la minacciosa ninna nanna di ”Our Cattywampus World”, quindi intonando un’apocrifa messa in latino condensata nei sette minuti abbondanti di barocchismi sonori di “Brief Mass”.

 

Van Dyke Parks ha definito Brian Woodbury come il più grande autore dai tempi di Brian Wilson, affermazione che potrà sembrare azzardata, ma credo che dopo l’ascolto di “Rhapsody & Filigree” sarà difficile non riconoscere all’autore di Los Angeles una genialità decisamente fuori dal comune. Indispensabile.

(23/01/2023)

  • Tracklist
  1. Theseus Rex
  2. The Other Brian Woodbury
  3. Where It Came From
  4. Two Halves
  5. We Are The Sun
  6. Dystopian Fantasy
  7. Everybody's Gonna Be The Same
  8. How Soon We Forget, How Long We Remember
  9. The Honorable Mention
  10. This Golden Hour
  11. The Day The Music Never Died
  12. Dilettante
  13. Murderer
  14. Intelligent Life
  15. Bad Timing
  16. When Byron Swam
  17. Our Cattywampus World
  18. Brief Mass










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