Cheval De Frise

Cheval De Frise (ristampa)

2022 (Computer Students) | math-rock, noise,punk

Lo sguardo rivolto al passato della musica rock sta svelando al pubblico opere sottovalutate o perfino inedite, ma il recupero non è rivolto solo agli anni 60 e 70 ma anche a pagine recenti, come l’esordio dei Cheval De Frise, riportato alla luce dall’etichetta Computer Students.
Formatosi nel 1998 a Bordeaux, il duo nasce dall’incontro tra il batterista Vincent Beysselance e il chitarrista Thomas Bonvalet, un connubio che durerà fino al 2005, sciolto dopo solo due album, e con Bonvalet pronto ad avventurarsi in una carriera da solista sotto il nome di L’Ocelle Mare.
Primo elemento di suggestione e interesse, per chi non ne conosce ancora le gesta, è l’impetuoso intreccio tra la potenza melodica della chitarra classica e la furia del noise-rock e dell’hardcore punk. Ma la forza di “Cheval De Frise” non si può racchiudere solo in questa atipica formula math-rock.

 

E’ l’abilità del duo nell’elaborare melodie complesse, articolate eppur fortemente liriche, il primo elemento di distinzione dell’album, ed è invece l’enorme qualità tecnica del chitarrista Thomas Bonvalet il vero punto nodale del sound del duo.
Sorprende la frenetica e veloce sequenza di accordi che i due musicisti dispensano in tutto l’album, ancor di più affascina la potenza evocativa dei brani, che catturano ombre e luci di musicisti come David Grubbs, John Fahey, Derek Bailey e Robert Fripp.
Su tutte le tracce si erge la lunga e tracimante cavalcata sonora di “Connexion Monstrueuse Entre Un Objet Et Son Image”, dove il duo in soli sei minuti esibisce arpeggi degni di Segovia, graffi noise e post-rock, alterazioni timbriche in chiave jazz, divagazioni hard-prog alla King Crimson di “Red”, e perfino scudisciate chitarristiche in stile punk-bluegrass.

Opera musicalmente impressionante e ancora piacevolmente rigogliosa, l’esordio dei Cheval De Frise viene riproposto dall’etichetta americana in una lussuosa edizione in vinile sigillata in una busta d’alluminio, cornice preziosa per un disco altrettanto unico.
I rigogliosi riff chitarristi e il mood post-hardcore di “Constructions D'écorces D'arbres”, le molteplici sfaccettature di brani come “Lundi Deux Mars”, le continue dissonanze tra chitarra acustica e batteria della raffinata “Un Pont Et Des Eaux Noires Limoneuses” sono un campionario abbastanza valido per consigliare questo disco a un pubblico eterogeneo e intellettualmente curioso.
Non c’è brano che non offra spunti creativi, spesso resi ancor più interessanti dalla frenetica tensione strumentale che insegue strutture ricche di arpeggi e accordi ma povera di slanci melodici, è come se i Cheval De Frise tenessero a bada la potenza delle loro creazioni per renderle rimarchevoli, fresche ed essenziali (“Les Canaux Sont Ouverts, Les Moustiques Meurent, Le Monstre Disparait”).

 

Un vecchio slogan recitava “la potenza non è nulla senza controllo”, una frase che calza a pennello per questo prezioso recupero discografico, un disco che non avrete difficoltà a catalogare al fianco di band come Don Caballero o Gastr Del Sol, paragoni resi ancor più vividi dallo splendido trittico finale: "Douche Froide, Harmonium", "Le Vestibule Des Lâches", "Noblesse De L'échec (2)".

(14/01/2023)

  • Tracklist
  1. Connexion Monstrueuse Entre Un Objet Et Son Image
  2. Noblesse De L'échec (1)
  3. Constructions D'écorces D'arbres
  4. Langue Hastée
  5. Lundi Deux Mars
  6. Un Pont Et Des Eaux Noires Limoneuses
  7. Incliné Et Chenu
  8. Le Feu, Le Lin Et La Bougie
  9. Les Canaux Sont Ouverts, Les Moustiques Meurent, Le Monstre Disparait
  10. Mille Courbettes
  11. Douche Froide, Harmonium
  12. Le Vestibule Des Lâches
  13. Noblesse De L'échec (2)