Cypress Hill

Back In Black

2022 (Bmg) | hip-hop, gangsta, crossover

Dai sobborghi di South Gate al 2022 sono passati più di trent'anni, nel mezzo sono accadute tantissime cose ma in fin dei conti non è cambiato poi molto. Quando si parla di Cypress Hill si fa riferimento a dei pilastri incrollabili della street-culture: il loro decimo album “Back In Black” è un ritorno alle origini dal titolo per la verità non troppo originale ma terribilmente efficace se si vuole comprendere appieno l'intento di una band che, dopo aver votato buona parte della propria parabola all'integrazione di slang latino, stage-diving, East-West e rap classico oggi sceglie di nuovo il gangsta vecchia maniera.
Come dichiarato alla stampa in sede di presentazione, si tratta con ogni probabilità del loro ultimo full-length, ma non di un addio, visto che d'ora in avanti, in linea con le tendenze del mercato attuale, preferiranno eventualmente puntare su una produzione digital fatta di soli singoli. La scelta di ripulire il sound dagli orpelli sperimentali che avevano caratterizzato il trip psichedelico del precedente “Elephants On Acid” e tempo addietro le tentazioni nu-metal di “Skull and Bones” o quelle reggaeggianti di “Till Death Do Us Apart” è dunque la logica tappa finale di un viaggio lungo quattro decadi che ha toccato le sue mete più ambite col debutto omonimo del 1991 e nel 1993 con “Black Sunday”, guarda caso i più scheletrici e genuini e proprio per questo capisaldi di un successo globale da oltre venti milioni di dischi venduti, targhe-multiplatino e stelletta nella Walk Of Fame.

Registrato durante il periodo del lockdown dietro la regia di Black Milk, uno dei produttori più abili di Detroit, noto per la sua proverbiale attitudine a inventare piuttosto che campionare (ha già lavorato, tra gli altri, con Sean Price e J. Dilla), “Back In Black” è un albero robusto e di grande sostanza che pianta le radici nei terreni old-style, dove le tematiche sempreverdi di disagio, violenza, protesta e legalize it traggono nuova linfa da un processo creativo che non si rivolge agli amanti di lustrini ed effetti vocali ma dà comunque filo da torcere allo sgargiante hip-hop contemporaneo. La tracklist dura poco più di una mezz'oretta, musicalmente parlando i brani ricalcano lo schema semplice strofa-ritornello ma sono dieci autentici colpi di rivoltella che i superstiti del periodo d'oro Sen Dog, B-Real e il percussionista Eric Bobo decidono di sparare sulla folla da un piedistallo adulto e consapevole.

Tra le cartucce belle fumanti ci sono il minaccioso G-funk d'apertura “Takeover” (“The street life has turned my niggas to some soldiers/ front line bodies that will die for the culture”) che setaccia ogni angolo della natia Los Angeles tra “fattoni” e sirene di polizia, l'ipnotica “Come With Me” in omaggio al compianto amico Tupac/Makaveli (cita la sua “Hail Mary” uscita postuma nel febbraio '97), “Certified” featuring Demrick (gli avatar nel video sventolano la cara foglia di marijuana a mo' di vessillo) e “Open Ya Mind”, che suona la sveglia con ritmiche disturbate e denuncia l'inadeguatezza delle leggi federali post-liberalizzazione (“pensavo ormai fosse legale, ma non è proprio così...”).
Il resto è uno sguardo a ritroso alle scorribande della giovinezza pervaso da un sottile velo di malinconia ma anche da una buona varietà lirica e sonora calata nella realtà, dove la differenza tra il materiale recente stroncato dalla critica e il ritrovato outfit da catalogo tradizionale è la stessa che intercorre tra improbabili fusion e illuminati crossover, cannabis da sballo e uso terapeutico, dittatura di Saddam allora e governo Putin oggi.

Non ci sono pezzi wrestler ma doom bap, schiaffi di basso e rhyme omicida mostrano che i nostri quando vogliono sanno sia difendersi che attaccare: “The Original” ricalca il meglio della West Coast anni 90 tramite fiati, groove e due sample di Henry Hill presi da “Quei bravi ragazzi” (il film uscì nelle sale proprio ai giorni del loro debutto), “Hit 'Em” e l'arrabbiatissima “Break Of Dawn” si candidano a mini-inni grazie ad alcuni giochini di scratch e hi-hat a pedale mentre la più sottile e affilata “Bye Bye” (con Dizzie Wright) strappa la museruola al gregge di pecorelle con contenuti espliciti che vanno subito dritti al punto (“non trasmetteranno le nostre canzoni alla radio? Fanculo!”).
Da intenditori, infine, bonghi e vibrafono della traccia di chiusura “The Ride” (è la storia di uno spacciatore di crack) e il massiccio trip-hop/dancehall auto-celebrativo “Champion Sound”, che testimonia una volta di più, semmai ce ne fosse bisogno, come per fare un ottimo disco non sia poi necessario cedere alle mode, soprattutto quando sei ancora tra i più credibili maestri del settore (“Foundation lane, we paved the pay/ remain solid while most just fade away”). Il cipresso è da sempre simbolo dell'immortalità, sulla collina infatti c'è ancora vita, eccome.

(09/04/2022)

  • Tracklist
  1. Takeover
  2. Open Ya Mind
  3. Certified   (feat. Demrick)
  4. Bye Bye    (feat. Dizzie Wright)
  5. Come With Me
  6. The Original
  7. Hit Em
  8. Break Of Dawn
  9. Champion Sound
  10. The Ride
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