Darkswoon

Bloom Decay

2022 (Icy Cold) | post-punk, shoegaze

Questo trio di Portland ha tutte le carte in regola per farsi apprezzare da una variegata fetta di pubblico, al di là delle sue chiare radici di estrazione post-punk. Già con il precedente “Bind” (2019), i Darkswoon sono infatti riusciti ad amalgamare in un sol colpo dei passaggi più corposi ed elettrici ad altri di taglio dreamy, sulla scia di un certo shoegaze moderno e contaminato (con l’elettronica).
Tale bilanciamento di suoni e di influenze viene inoltre supportato dall’ottima prova della vocalist Jana Cushman, la cui possente timbrica può ricordare in alcuni frangenti quella di Annie Lennox, con meno tecnica ed esuberanza ma con una maggiore propensione alla più soave malinconia.

Il nuovo album non si tira affatto indietro, puntando ancora una volta su determinate peculiarità e sfruttando al meglio le doti canore della Cushman: la title track è solo un discreto biglietto da visita, poiché il piatto forte arriva subito dopo con il singolo “Eaten By Wolves”, un brano ipnotico, ossessivo e carico di oscura nostalgia, praticamente l’essenza della musica dark contemporanea, quel contenitore fluido che non può e non deve accontentarsi di ripetere all’infinito le formule del passato. L’utilizzo della drum machine può solo accompagnare, per un risultato freddo e asettico capace comunque di regalarci pure emozioni cristalline.

La parte centrale del lavoro è molto convincente, soprattutto quando i Darkswoon cercano di dare una scossa al loro sound: è il caso di “Under Glass” (il refrain si innalza al cielo e difficilmente si dimentica) o della nevrotica “This Is A Void”, un tormentato crescendo post-gotico che da solo vale il prezzo del biglietto (“There’s violence in the silence, the world is on fire, let it burn”). Merita una citazione anche la successiva “Year Of The Rat”, dove il trio ritrova una dimensione più quieta e rilassata, nonostante tra queste note si respiri sempre una certa tensione latente.

 

Soltanto il lieve calo generale presente nella parte conclusiva dell’opera non ci permette di spendere ulteriori parole di elogio per i tre americani, artefici di un disco vibrante e tutt’altro che stereotipato: “Bloom Decay” si consuma velocemente ma lascia alle sue spalle dei ricordi vivi, profondi e carichi di elettricità. Come nuvole che scorrono sulla nostra testa, alimentando sogni e timori.

(22/11/2022)

  • Tracklist
  1. Bloom Decay
  2. Eaten By Wolves 
  3. Spellcast    
  4. Under Glass
  5. This Is A Void     
  6. Year Of The Rat  
  7. Twist The Knife   
  8. White Moth
  9. Burn Collector


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