Gammelsæter & Marhaug

Higgs Boson

2022 (Ideologic Organ) | noisy dark-ambient, vocalismo creativo

La cantante e sperimentatrice norvegese Runhild Gammelsæter, già attiva alla corte dei Thorr's Hammer, dei Sunn0))) e dei Khlyst (quest'ultimi autori nel 2006 del sottovalutato “Chaos Is My Name”) e capace, in proprio, di realizzare quel capolavoro di avanguardia e vocalismo creativo che risponde al nome di “Amplicon” (2008), è da tempo amica del connazionale Lasse Marhaug, che ha fatto della ricerca elettroacustica e noise la sua ragione di vita. I due hanno già incrociato i rispettivi percorsi musicali nel 2014, con “Quantum Entanglement”, contenente due lunghe composizioni incentrate essenzialmente su un pianoforte preparato e stratificazioni vocali.

 

“Higgs Boson”, che ribadisce la passione dei due musicisti per la fisica e che, come ha rivelato Marhaug, è stato ispirato anche dal cinema sperimentale giapponese di Toshio Matsumoto, dal futurismo dei fumetti francesi di Phillippe Druillet e Jean Moebius Giraud e dalla fotografia paesaggistica di Fay Godwin, Kåre Kivijärvi e Tamiko Nishimura, propone invece soluzioni più ambiziose e relativamente più ricercate, costruite utilizzando, oltre alla magnetica voce della bionda cantante di Oslo, strumenti elettronici e acustici, ma anche oggetti trovati, field-recordings e un organo a canne.

Come dimostra l’iniziale “The Stark Effect”, nel vuoto cosmico, solcato da droni abissali, la voce della Gammelsæter diventa orrore puro, austera declamazione o angelico disincanto, mentre in "Static Case" quella stessa voce mostra di potersi fare anche ruggito, sussurro e viatico per incantesimi del sottosuolo. Lo sfondo è, come sempre, dilatato, impalpabile, carico di sinistri presagi, perfetto per il riverberarsi di suoni e vocalizzi diabolici (“The Magus”). “Ondes De Fase” fonde frequenze alte e basse in un cortocircuito onirico, oltre cui si percepisce la forza oscura di profondità che portano dritto tra i meandri più inaccessibili della psiche.
Il minimalismo apocalittico di “Propeller Arc”, in cui la Gammelsæter richiama le pagine più enigmatiche di Diamanda Galás, ascende con cosmica modulazione verso quell’Oltre che “Hadron Collider” perlustra ancora più a fondo. In coda, “These Questions” risuona nel vuoto siderale come un urlo mostruosamente filtrato dalle macchine.

 

Forse non sempre guidato dalla giusta dose di ispirazione, “Higgs Boson” merita comunque più di un ascolto, fosse anche solo per rendere omaggio alle nostre più latenti inquietudini.

(22/11/2022)

  • Tracklist
  1. The Stark Effect
  2. The Magus
  3. Static Case
  4. Ondes De Fase
  5. Forces
  6. Propeller Arc
  7. Hadron Collider
  8. These Questions
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Recensioni

RUNHILD GAMMELSÆTER

Amplicon

(2008 - Utech Records)
Il demoniaco capolavoro della strega norvegese 

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