Goldstoned

You Do It Cause You Love It

2022 (Firestation) | sophisti-pop, northern-soul

Chiamatelo guilty pleasure, se volete, ma l’ultimo album di Patrick Goldstein (aka Goldstoned) è senza dubbio alcuno un pregevole esemplare di sophisti-pop, una raccolta di quattordici canzoni dove Burt Bacharach e Brian Wilson dialogano con Edwyn Collins, Paul Weller e il northern soul.
Il musicista tedesco non è nuovo ad imprese del genere, infatti da molti anni dispensa bignami di perfect-pop, confinati immeritatamente al ruolo di cult-album per pochi addetti.
“You Do It Cause You Love It” giunge dopo un lungo periodo di silenzio, nove anni trascorsi a riflettere sul tempo che passa e l’inevitabile sofferenza causata dalla morte dei propri cari. Nonostante tutto, malinconia e tristezza restano in sottofondo, le canzoni grondano di gioia di vivere e spensieratezza, la nostalgia fa a volte capolino senza togliere freschezza alle intelligenti e ispirate composizioni di Goldstein.

A volte si ha la sensazione di trovarsi al cospetto di un disco restato nei cassetti nel caos produttivo degli anni 80, una percezione rafforzata dalle vivaci sonorità acid-jazz e soul (“Tomorrow You'll Return”), da vezzosi refrain a tempo di twist (“I'm Your Man”) o da citazioni pop stile Sarah Records (“They Don't Talk”), nonché da graffianti e articolate ballate britpop (“Going Back”).
“You Do It Cause You Love It” è l’album più versatile e variegato della carriera del musicista tedesco, un disco che accenna richiami anche alla Nouvelle vague (“Unplug The World”) e alla teatralità vaudeville (“All Or Nothing”, “Peggy D’amour”) con la stessa agilità e creatività di Neil Hannon.

Non sorprende il credito raccolto dal progetto Goldstoned in Giappone, paese da sempre attento alla produzione pop meno fortunata e conosciuta in Inghilterra e dintorni (valgano come esempio Friends Again, Momus e Louis Philippe).
“You Do It Cause You Love It”  è un disco ricco di intelligenti pagine retrò, come il delizioso suono dell’organo farfisa di “Last One To Make It”, il brio pop-soul alla Haircut One Hundred di “Always Bring You Roses” o il passo dance volutamente naif di “A Brand New Way”.
Goldstoned merita senz’altro una maggiore visibilità di quella finora ricevuta, a partire da questo nuovo stimolante album al quale si accoda anche una compilation resa disponibile sui canali streaming: “The Quest For Sophistipop 2009-2015”.

(18/11/2022)

  • Tracklist
  1. Busy People
  2. They Don't Talk
  3. I'm Your Man
  4. Always Bring You Roses
  5. Last One To Make It
  6. The Man Who Lost Himself
  7. A Brand New Way
  8. Must Go, Must Fly
  9. All Or Nothing
  10. Tomorrow You'll Return
  11. Unplug The World
  12. Peggy D'amour
  13. Going Back
  14. One Good Reason