Indigo Sparke

Hysteria

2022 (Sacred Bones) | songwriter

Dopo aver collaborato con Adrianne Lenker per la realizzazione di “Echo”, Indigo Sparke si è affidata alla produzione di Aaron Dessner dei National per la registrazione del suo secondo disco. E il cambiamento in cabina di regia ha comportato anche una modifica sostanziale al sound delle canzoni della cantautrice e poetessa australiana. Il magnetismo scheletrico del suo debutto viene infatti sostituito dalla raffinata cura per i dettagli che è emersa in tutti i recenti lavori a cui ha messo mano il polistrumentista americano (“Folklore” ed “Evermorein primis).

 

E se il fascino spettrale che aleggiava su tutto “Echo” si è perso nella stratificazione strumentale degli arrangiamenti, il cantautorato di Indigo rimane ancora crudo e senza filtri ed è anzi rinsaldato da un’energia vitale inedita per l’artista. Dal baratro di una depressione annichilente e schiacciante (“Pressure In My Chest”, letteralmente), Sparke è resuscitata grazie a un fuoco interiore che sembra ora incendiarle il petto e irradiare la notte perpetua da cui emergono i suoi versi: “Time is a circle and time is a cage/ I got lost in the void, but now I burn/ I burn through”.

Nella lirica simbolica e immaginifica dell’australiana la morte è d’altronde sempre stata una presenza pressoché costante. Emblematicamente “Echo” si chiudeva con una pacata meditazione acustica sul decadere cosmico in cui gli esseri viventi sono immersi: “Everything, everything/ everything is dying/ everyone, everyone/ everyone is dying/ everything is simple”. In “Hysteria” Thanatos viene adombrato però in un modo nuovo e diviene una figura più sfocata, intrinsecamente connessa al tema della rinascita. Il feto che cresce nel grembo della donna protagonista di “Infinity Honey”, rappresentato come un cipresso, porta con sé, nel suo stesso nascere, il segno della sua futura morte, un simbolico memento mori impresso in ogni cellula del nuovo organismo.

Le morti e le rinascite si moltiplicano anche e soprattutto per chi vive esperienze traumatiche: “I’ve died so many times”, rivela l’artista in “Time Gets Eaten”. Ma durante il lungo percorso di introspezione, testimoniato dai versi di queste quattordici canzoni, Indigo Sparke ha trovato proprio nell’accettazione di sé e del suo passato una forza nuova. Il canto si fa dunque strumento di self-empowerment, un urlo liberatorio, ma anche di speranza, e alla donna bastano due parole, “Hold On”, ripetute su una chitarra graffiata per colpire nel segno.

 

Purtroppo, però, alcuni brani meno ispirati sul piano musicale (“Pluto”, “Real”, “Sad Is Love”) offuscano la parte centrale del disco e un minutaggio più contenuto avrebbe certamente giovato all’opera nel suo complesso. Ma se anche non replicherà il piccolo miracolo cantautorale di “Echo”, “Hysteria” conferma nei suoi momenti migliori (“Blue” e “Burn” sono due gioiellini) il talento di un’artista in grado di coinvolgere ascoltatrici e ascoltatori in un processo inizialmente auto-curativo, ma che, trasposto nella dimensione live, si trasforma in un rituale di catarsi collettiva.

(16/01/2023)

  • Tracklist
  1. Blue
  2. Hysteria
  3. Pressure In My Chest
  4. God Is A Woman's Name
  5. Why Do You Lie
  6. Pluto
  7. Infinity Honey
  8. Golden Ribbons
  9. Real
  10. Sad Is Love
  11. Set Your Fire On Me
  12. Hold On
  13. Time Gets Eaten
  14. Burn






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