J.P. Bimeni & The Black Belts

Give Me Hope

2022 (Lovemonk) | soul, r&b

Capita spesso durante l’ascolto di un nuovo album di sentirsi come Bill Murray in “Ricomincio da capo”, ovvero vittime di un continuo deja-vu, in questo caso sonoro, in costante contrapposizione tra antiche emozioni ridestate e un latente senso di nostalgia. Il secondo album di J.P. Bimeni e della fedele band The Black Belts rientra piacevolmente nella categoria dei dischi vintage, in bilico tra i due stati emotivi appena evocati.
A far la differenza è il travagliato percorso del musicista: non solo all’età di 15 anni è sfuggito a un violento massacro di giovani studenti durante la guerra civile, ma è anche sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento durante un ricovero ospedaliero (Bimeni è discendente di una famiglia reale burundese). Il Galles lo ha accolto come rifugiato politico, concedendogli anche una borsa di studio, J.P. Bimeni ha potuto così coltivare anche la passione per la musica di Ray Charles, Otis Redding e Marvin Gaye.

 

E’ tutto racchiuso nella devozione per la musica soul il potenziale appeal di “Give Me Hope”, opera seconda dell’artista e ulteriore conferma di tutte le buone vibrazioni dell’esordio di quattro anni fa. Contaminazioni afro-funk e reggae sono le uniche variabili di un suono tanto seducente quanto prevedibile. Quel che manca a J.P. Bimeni è un legame più viscerale con quel mix di sangue, sudore e lacrime che ha contrassegnato le tappe storiche della soul music.
Le undici tracce dell’album non riescono a evitare un pur gradevole anonimato, anche il costante groove ricco di citazioni delle sonorità della Motown e della Stax, messo in piedi dai Black Beats, pur restando apprezzabile, non spicca per originalità. Swing e versatilità non mancano, si ascolti l’unico episodio strumentale “Ghost City”, ma la scrittura è una continua sequenza di cliché.

Pur dotato di un buon timbro vocale J.P. Bimeni più che protagonista del soul revival resta spettatore. Mancano il piglio di un artista come Charles Bradley o la verve di Michael Kiwanuka e l’inventiva di Benjamin Clementine.
Non mancano episodi rimarchevoli - la passionale “Four Walls”, la spirituale “Guilty & Blessed”, la briosa “Give Me Hope” e il delizioso funky di “Mathematics” – ma “Give Me Hope” non va oltre una dignitosa e piacevole sufficienza.

(11/06/2022)

  • Tracklist
  1. Four Walls
  2. Not In My Name
  3. Find That Love
  4. Guilty & Blessed
  5. Give Me Hope
  6. Ghost City
  7. James Stern
  8. Precious Girl
  9. When Everything Is Wrong
  10. Mathematics
  11. Found A Good Thang




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