Kaos

Chiodi

2022 (Kaos) | hardcore-hip-hop

E più ci provo e più ci penso
E non ci trovo più nessun senso
Niente di nuovo, solo più intenso
Quando mi muovo, 'sto vuoto è immenso

Marco "Kaos" Fiorito è nella scena da metà anni Ottanta, rimasto nella storia del nostro hip-hop prima con i Radical Stuff e poi da solista. Una discografia breve ma quintessenziale, quest'ultima, per l'hardcore-hip-hop nostrano, soprattutto nella sua trilogia iniziale "Fastidio" (1996), "L'attesa" (1999) e "Karma" (2007). Pubblicazioni dilazionate nel tempo, con la chiara percezione che ogni album possa essere l'ultimo, tanto è il cuore che il rapper mette in ogni suo progetto. La musica per lui assume un valore terapeutico, una cura per un malessere, un fastidio, che trova così il suo sfogo. E Kaos non si è adattato granché al cambiamento avvenuto fra i due millenni, anzi nel suo stoico resistere a ogni condizionamento, e nell'evitare ogni semplificazione e sputtanamento, ha rafforzato la sua immagine di duro e puro, alfiere di una old-school che non vuole arrendersi. A ben sette anni dal breve "Coup De Grâce" (2015), il suo ritorno con "Chiodi" giunge come un gradito ritorno, per gli appassionati.

 

I nuovi undici brani sono costruiti sull'estetica di rabbia e malessere di sempre, a partire da "Boris Karloff". Quando riconosciamo la sua voce scura e graffiante, un concentrato di livore messo al servizio di un senso della rima con pochi eguali in Italia, è facile sentirsi a casa. Invecchiata e consunta, è un'ugola che racconta già solo con il proprio timbro una storia, indipendentemente dai sempre densi, creativi testi.
Le varie "3° grado", "乾杯 Kanpai" e la più moderna "Ultima necat" sono in linea con i classici più spietati della carriera, che non a caso riecheggiano i momenti più truci di Noyz Narcos o gli assalti più idrofobi di Salmo: molti dei rapper hardcore ancora oggi attivi sono andati a scuola da Kaos. Le uniche due collaborazioni, con Dsa Commando e Colle Der Fomento, sono pregevoli ma come tributo a questo grande vecchio appaiono insufficienti, quando per altri si mobilita mezza scena.
C'è occasione di bersagliare gli altri rapper, la società e i suoi costumi, in un continuo sparare a zero senza particolari eccezioni ma come sempre l'ego-trip è disinnescato da un'introspezione torbida, un tuffo nel proprio abisso emotivo che lambisce anche l'ombra della morte ("Chiodi", "Titanic", la più malinconica "Sassi").

Scritto negli anni della pandemia da un rapper ormai più che cinquantenne, un veterano sopravvissuto a tre decenni di avvicendamenti nella scena, "Chiodi" è un nuovo testamento artistico per Marco Fiorito. In una discografia corta ma intensa, questo è l'ideale seguito di "Karma" e come quel terzo album appartiene anche lui, idealmente, all'hardcore italiano di fine millennio. Non può passare da qui il futuro, questo è semmai un classico che, forse per l'ultima volta, è tornato a farci visita.

Fine dei programmi, abbiamo i giorni contati
Io conto cinquant'anni, cinquant'anni suonati
Ciao!

(01/07/2022)

  • Tracklist
  1. Boris Karloff 
  2. 3º Grado 
  3. Titanic
  4. Chiodi 
  5. L'uomo dei Sogni (feat. Colle der Fomento) 
  6. Prometeo 
  7. Sassi 
  8. 乾杯 Kanpai 
  9. Quarta Parete (feat. DSA Commando) 
  10. The Outsider
  11. Ultima Necat (feat. Marco Fiorito)


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